Pino Daniele, non si può morire in pace, l’incontinenza dei vivi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 7 Gennaio 2015 13:17 | Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio 2015 13:17
Pino Daniele

Pino Daniele

ROMA – Pino Daniele, morire in pace gli è negato dall’incontinenza dei vivi. Incontinenza a rincorrere sfocati racconti di ambulanze in ritardo che in ritardo non sono mai state. Incontinenza a descrivere gomme bucate, forature nella corsa verso l’ospedale, forature descritte e poi negate. Incontinenza nei sospetti sulla corsa sull’Aurelia per raggiungere Roma. L’incontinenza dei doppi funerali, a Roma e a Napoli per dare non soddisfazione al defunto, ma per placare e lottizzare i dissidi familiari e le appartenenze geografiche. Incontinenza di quella gente davanti al sant’Eugenio che grida “Vergogna” perché non la fanno entrare a vedere il cadavere, l’incontinenza di chi grida: “Abbiamo comprato i suoi dvd…” e pensa che questo costituisca inalienabile diritto a essere protagonista e pubblico del rito mortuario. L’incontinenza della parole tra due donne, una ex moglie e l’attuale compagna.

E più di ogni altra forse l’incontinenza di una indagine giudiziaria forse dovuta ma non per questo meno invasiva, così come invasiva sarà quella disposta autopsia, invasiva non su un corpo morto ma sulla pace che la fine di un uomo imporrebbe su se stesso e sulla propria memoria. No, tutto questo i vivi lo negano a Pino Daniele, gli negano di morire in pace.

Doppi funerali, autopsie e polemiche varie la morte di Pino Daniele a tutto somiglia tranne che all’eterno riposo. Ultimo capitolo in ordine di tempo, le parole dell’ex moglie del cantautore napoletano che ha invitato la compagna di Pino Daniele, Amanda, a dire tutto quello che sa. “Amanda – ha detto l’ex moglie Fabiola Sciabarrasi -, che era l’unica in macchina con Pino nell’ultimo viaggio, dica tutto quello che sa. Voglio la verità sulla morte di mio marito per i miei figli e per gli altri suoi figli”.

“Non ho rapporti con lei a causa di come è stata gestita questa storia negli ultimi dodici mesi – ha aggiunto l’ex moglie di Daniele -. Non ci parliamo ma io andrò fino in fondo. Quella sera in casa c’erano anche i miei figli Sofia e Francesco e Cristina, l’altra figlia femmina di Pino. E’ stata lei a riaccompagnare a Roma i miei bambini, mentre la ‘signora’ portava in ospedale Pino. Ho letto sui giornali della gomma dell’auto bucata sull’Aurelia ma, non so, questa forse è un’invenzione”.

E proprio dai primi momenti del malore del cantante e dai primi soccorsi cominciano le polemiche. In primis l’ambulanza che, secondo quanto riferito a caldo, non sarebbe arrivata in tempo, ragion per cui il cantautore e la compagna avrebbero deciso di muoversi con mezzi propri, cioè in macchina, puntando però verso Roma e non verso i più vicini ospedali di Orbetello o Grosseto. Eppure, stando a quanto risulta dalle registrazioni, l’ambulanza con defibrillatore a bordo, avrebbe impiegato tra i 15 ed i 20 minuti per raggiungere la villa in Toscana di Pino Daniele e, una volta vicina alla destinazione, sarebbe stata ‘annullata’ perché “il richiedente” aveva deciso di sua sponte di rinunciarvi. Un tempo, considerando i luoghi isolati, accettabile.

E poi la scelta di andare a Roma, al Sant’Eugenio, ospedale di fiducia di Daniele. Scelta che, ovviamente col senno di poi, non è stata certamente felice considerando che Roma, dalla villa del cantante, dista circa un’ora e trenta minuti d’auto, mentre molto più vicini e raggiungibili in meno di 30 minuti c’erano altri due ospedali: Orbetello e Grosseto. Inoltre, sulla strada per la Capitale, l’Aurelia, la macchina del cantante avrebbe anche bucato aggiungendo sfortuna a sfortuna e ritardo al ritardo.

Polemiche che poi sono continuate e continuano dopo la morte di Pino Daniele. A cominciare dalla scelta del luogo delle esequie e della sepoltura. Alla fine, per i funerali, si è optato per una doppia soluzione con due cerimonie, una Roma come volevano i figli, ed una a Napoli come volevano i fratelli del cantautore. Decisone inusuale che più che spegnere le polemiche ne certifica l’esistenza.

Se poi fosse mancata una sorta di ufficialità al ‘non si può morire in pace’, questa è arrivata con la decisione di sottoporre ad autopsia la salma del cantante. Operazione che sarà effettuata dopo i doppi funerali e prima, ovviamente, della cremazione, e che è stata richiesta con l’ipotesi dell’omicidio colposo.

Le foto dei funerali di Roma