Proporzionale puro cioè inciucio a vita. D’Alimonte: “Il peggior sistema oggi”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 5 Dicembre 2013 12:45 | Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre 2013 15:50

Corte Costituzionale (foto Lapresse)ROMA – Proporzionale puro uguale inciucio perpetuo. Lo dice, tra le righe ma nemmeno troppo, Roberto D’Alimonte sul Sole24Ore commentando la sentenza della Suprema Corte che ha cancellato il Porcellum. La decisione dei giudici costituzionali, in assenza di una nuova legge ancora non solo da fare ma anche da pensare, non ha come alcuni erroneamente credono reintrodotto il precedente sistema di voto noto come Mattarellum, ma il proporzionale puro. “Il peggior sistema che il paese possa avere in questa fase della sua storia”.

Si sapeva, e si temeva, che così potesse andare a finire. Si sapeva che la Corte Costituzionale avrebbe con ogni probabilità bocciato, in toto o in parte, la legge elettorale targata Calderoli. Non tanto perché da Calderoli pensata, ma perché contraria alla Costituzione in diversi aspetti. E si temeva che alla scadenza dell’appuntamento con il pronunciamento della Corte il Parlamento non avesse ancora fatto nulla per porre rimedio alla situazione. E così è stato.

Da anni, praticamente da quando fu introdotto, il Porcellum viene criticato e della sua bontà legislativa si dubita. Nonostante questo però nessuno dei governi che si sono succeduti negli ultimi 8 anni ha messo mano alla legislazione elettorale. Nulla fece il governo Prodi e nulla ha fatto il governo Berlusconi che, ad onor di memoria, della confezione del Porcellum è politicamente responsabile. Così come nulla ha fatto Monti, perché non politico e quindi non “competente”, anche se i parlamentari che il Professore hanno sostenuto erano assolutamente politici, ma anche loro nulla hanno fatto. E nulla ha fatto il governo Letta seppure, nel suo discorso d’insediamento, aveva promesso e inserito il tema della riforma elettorale tra le questioni fondamentali da affrontare.

Otto anni, quattro governi, migliaia di parlamentari e nessuno ha avuto la volontà di liberare il campo dall’intervento della Corte. Così, ieri (4 dicembre), i giudici costituzionali hanno sancito che no, il Porcellum non vale e, di conseguenza, si torna al proporzionale. Puro. Ovviamente il Parlamento è sovrano e libero di varare una nuova legge ma, finché questo non accadrà, se si voterà si voterà con il proporzionale.

“Fino ad oggi lo status quo – scrive D’Alimonte -, cioè il punto che definisce la convenienze e le preclusioni dei partiti, era rappresentato da un sistema di voto imperfetto, ma comunque maggioritario. Il nuovo status quo è il peggior sistema che il paese possa avere in questa fase della sua storia. Il ritorno al proporzionale insito nella decisione della Corte condanna l’Italia all’ingovernabilità. Una ingovernabilità fatta di coalizioni acchiappatutti o di grandi coalizioni inconcludenti. (…) In politica lo status quo ha un potere rilevante, spesso decisivo. Adesso i tanti proporzionalisti che si annidano nelle fila di tutti i partiti sanno che quando la sentenza della Corte verrà pubblicata il sistema elettorale che entrerà in vigore sarà quello che da sempre hanno considerato dal loro punto di vista il migliore per il paese”.

Linfa e terreno ideale quindi il proporzionale per tutte quelle manovre che, semplicisticamente, vengono riassunte nel termine inciucio. Termine dispregiativo che, a volte, include anche accordi e trame non necessariamente negative ma che, con la classe politica che governa l’Italia, fieramente rappresentata da personaggi del calibro di Batman Fiorito, Belsito ed altri, non lascia ben sperare per il futuro.

Le prossime primarie del Pd poi, potrebbero anche far aumentare l’amore per il proporzionale. Se per esempio Renzi uscisse dalle urne segretario ma non vincitore, cioè eletto ma con pochi voti, allora anche molte anime democratiche riscoprirebbero un antico amore per il proporzionale puro.

La speranza, è vero, è l’ultima a morire. Ma guardando agli otto anni passati almeno da questo punto di vista inutilmente, è difficile credere che ora, all’improvviso, il Parlamento riesca a fare quello che non ha fatto. Produrre cioè un accordo che porti ad una nuova legge elettorale e legge che, spera D’Alimonte, non sia un proporzionale al massimo mascherato.