Quote latte, il diritto al nero. Era l’84, metà delle vacche nascoste al fisco

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 27 Febbraio 2015 15:35 | Ultimo aggiornamento: 27 Febbraio 2015 15:39

Quote latte, il diritto al nero. Era l'84, metà delle vacche nascoste al fisco ROMA – Adesso, 31 anni dopo, ci si rinfaccia e rimpalla la responsabilità di quel miliardo e trecento milioni di multa europea che sta per arrivarci addosso. Adesso un ministro del governo Renzi, Martina, dice che Salvini dovrebbe andare in giro con una felpa con sopra scritto “Scusa” perché è soprattutto scelta, responsabilità e colpa della Lega Nord aver boicottato ogni soluzione della tragicommedia quote latte. Adesso Salvini ribatte che Renzi ha svenduto agricoltura e allevamenti italiani alla Merkel…Adesso facciamo noi italiani quel che ci viene meglio: ci piangiamo addosso e facciamo le vittime. Ma perché va avanti da trenta anni, perché la guerra, la guerriglia, l’assedio, la fuga e forse la resa delle quote latte? Per cosa si è combattuto, per quale principio e sotto quale bandiera? E perché in fondo si fatica ad arrenderci?

Era il 1984, in Europa si decide, tutti insieme e tutti d’accordo, di programmare la quantità di latte prodotto e di assegnare a ciascun paese una quota di produzione. L’allora governo getta il seme del futuro dramma farsesco delle quote latte, scambia con i partners europei una quota più larga di produzione di acciaio italiano con una più stretta di latte italiano. Nulla di clamoroso però, ci si allarga sull’acciaio, ci si stringe sul latte ma non in quantità relative da soffocare allevamenti e allevatori. Già, ma quali allevamenti? E relative in che senso?

Nel senso che le quote latte assegnate all’Italia sono un po’ strette se relative alla produzione dichiarata. Dichiarata tanto per dire al fisco italiano. Sono però quote da soffocamento se relative al latte realmente prodotto e messo sul mercato. Infatti trenta anni fa la metà della produzione di latte, vacche comprese, è in nero. Nero fiscale e contributivo. Nero e basta.

Ecco allora che le quote latte originarie sono davvero troppo strette rispetto alla realtà e quindi per forza di cose verranno ripetutamente sforate. Nel corso dei 31 anni passati non una, non due, non tre ma quattro volte l’Europa ha prima ampliato le quote di produzione e poi dilazionato nel tempo le multe a carico di chi sforava. Ma se parti con il cinquanta per cento in nero sarà difficile che chiunque al mondo accetti di sanare in toto la tua menzogna iniziale. A questo punto però si innesta in Italia, nello stesso corpo sociale, una vicenda, un divenire che non è più solo degli allevatori ribelli e renitenti alla multa. Si innesta, si accende, si attiva un uso e costume nazionale.

Non si capisce perché mai più e più governi, di Berlusconi e di Prodi, di Monti e di Letta, per 30 anni non siano riusciti a piegare qualche migliaio scarso di allevatori ribelli e morosi. Non con le buone, tagliando entità delle multe, dilazionando i tempi di pagamento sui scala di decenni. Tanto meno con le cattive che nessuno ha mai usato. Se proprio si vuole ricordare, le “cattive” le hanno usate gli allevatori spargendo di letame sparato con macchina cannone le strade d’Italia. Solo perché erano elettori e protetti dalla Lega di Bossi che spesso e volentieri stava al governo, solo perché erano e sono una lobby assistita dalla Lega come magari ce ne sono altre, una volta gli agricoltori tutti assisti dalla Dc…?

Spiegazione esatta ma misera rispetto alla entità del fenomeno. La battaglia delle quote latte è stata ed è la battaglia per il diritto al nero. Per proclamare questo diritto, in nome di questo diritto in molti non hanno mai voluto pagare le multe. Il diritto, il diritto acquisito al nero ha dato legittimità al rifiuto di pagare le multe. Era, è stata, sarà ancora una battaglia per difendere e presidiare qualcosa di “nostro”. Ma come, il facevo il mio nero sereno in Italia, a casa mia, e nessun governo si impicciava, il “mio” governo, qualunque fosse, lasciava fare e stare e tu, straniero, vieni a dirmi che fare il nero ha un costo, che devo pagare? Ma io non ti pago, né ora né mai. Qualunque cifra tu chieda non te la pago, straniero che calpesti il mio diritto al nero.

Adesso fa 1,3 miliardi, finora ha fatto quattro miliardi. tanto hanno sborsato tutti i contribuenti italiani per tenere alta la bandiera del nero, per non capitolare in questa trincea, per non subire una Caporetto sul fronte delle tasse, perché il suolo patrio del fisco non sia calpestato dagli stivali invasori di quei burocrati e pure un po’ barbari che non conoscono e rispettano le nostre tradizioni, costumi e anche un po’ valori…come il nero fiscale appunto. Sotto la nera bandiera del nero fiscale hanno combattuto in poche migliaia ma siamo stati arruolati tutti, a decine di milioni, a sostenere con i nostri soldi. Ecco per cosa abbiamo combattuto e pagato, per cosa pagheremo ancora ed ecco perché i combattenti in prima linea delle quote latte sono stati per 30 anni forti, fortissimi.