Ripresa economica c’è. Ma è italiana, cioè ignorante, obsoleta, accattona

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 31 Marzo 2015 13:57 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2015 14:59
Ripresa economica c'è. Ma è italiana, cioè ignorante, obsoleta, accattona

Ripresa economica c’è. Ma è italiana, cioè ignorante, obsoleta, accattona

ROMA – Puoi anche riprendere a camminare, puoi anche accennare un trotto, puoi anche aver momenti di quasi galoppo ma se hai le articolazioni che cigolano, il ginocchio che mai si piega e si estende a pieno, femore, tibia e caviglia deboli e muscoli flaccidi potrai anche muoverti più di prima, mai però potrai muoverti alla velocità, al passo di quelli che articolazioni, ginocchia, caviglie, muscoli ce l’hanno scattanti, efficienti e sani come tu non ce l’hai. Non è fisiologia sportiva, è terra/terra, banale/banale il motivo, il perché al ripresa economica italiana c’è eppure non c’è.

C’ è, un po’ di risveglio economico c’è. Si consuma qualcosa di più: alimentari, automobili…La gran parte delle aziende sono convinte che nel 2015 ci sarà un filo di maggior domanda interna oltre al solito “tiraggio” delle esportazioni. C’è, un po’ di ripresa c’è. E resta visibile anche nel giorno dell’annuncio di una nuova zampata della disoccupazione. Nella realtà un po’ di ripresa c’è, solo un po’ ma c’è. E nel racconto drogato e parossistico dei mezzi di informazione che la ripresa è un inesorabile che avanza nei giorni pari e un fantasma che sparisce nei giorni dispari.

C’è, ma è una ripresa italiana. Che scoperta, che altro potrebbe essere una ripresa economica in Italia se non italiana? Ovvio, ma attenti a che l’ovvio non cancelli la sostanza. Ripresa italiana vuol dire che l’economia in Italia può anche andare un po’ meglio. Ma l’economia italiana è e resta costretta a muoversi in un habitat ignorante, burocratico, obsoleto.

Come racconta Federico Fubini su La Repubblica l’Italia è tra i paesi economicamente avanzati quello con il minor numero di laureati relativo alla popolazione e “quanto ai pochi che hanno la laurea, quando si chiede loro di capire un testo scritto risultano a fatica pari ai diplomati delle scuole superiori giapponesi”. Un habitat ignorante e ce lo teniamo, anzi ce lo teniamo caro. Guai a chi tocca la sacralità del nostro sistema scolastico, a chi parla di merito e competenze. Contro il merito e le competenze sono da decenni schierati in sacra alleanza i sindacati dei docenti, le associazioni degli studenti e la militante invadenza delle famiglie.

“In fabbrica e in ufficio in Italia quasi una persona su due in età da lavoro non ha studiato oltre la licenza media…”. Non c’è lavoro in Italia ma quale lavoro troverebbe ovunque in Europa o negli Usa o in Australia in Cina una manodopera così poco qualificata?

Moneta oggi debole e soldi pompati da Bce aiutano e aiutano pure le minori tasse sul lavoro varate dal governo. Però “il costo del lavoro per una quantità data di prodotto resta troppo alto…mancano le tecnologie, troppo spesso rifiutate da imprenditori impreparati (e specializzati in una sola “tecnologia”, quella di attingere al denaro pubblico, ndr) manca la certezza del diritto, manca la sollecitudine dell’amministrazione…tempi quadrupli rispetto all’Europa per escutere una semplice garanzia, burocrazia e corruzione intrattabili…”.

Così Fubini descrive una ripresa economica italiana per forza di cose non tanto piccola ed esile quanto nana di costituzione. Una ripresa ignorante, obsoleta, accattona. Con sulle spalle il carico più pesante e paradossale: la gran parte delle forze politiche e sociali, nessuna opposizione esclusa, che invocano la ripresa economica proprio e soprattutto per restare ignoranti, obsoleti, accattoni…e anche un po’ corrotti.