Votare per Fico, quello che: “Napolitano è Stato-Mafia, Violante una cacchetta”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 15 Marzo 2013 15:36 | Ultimo aggiornamento: 15 Marzo 2013 15:36
Roberto Fico, candidato alla presidenza della Camera per il M5S (LaPresse)

Roberto Fico, candidato alla presidenza della Camera per il M5S (LaPresse)

ROMA – Scheda bianca ora sperando, niente meno, di poter votare Roberto Fico poi. Che si avveri o no è contemporaneamente il sogno e l’incubo del Pd. Pd, l’unico partito forse al mondo capace di avere contemporaneamente un sogno che è un incubo e un incubo che è un sogno. Pd e Pdl hanno votato e voteranno, almeno per oggi, scheda bianca nelle votazioni per l’elezione dei presidenti delle due Camere. Diverse le ragioni per un unico risultato: i berluscones non hanno espresso un nome e una preferenza un po’ per incertezza e un po’ tenersi le mani libere e vedere quel che accadrà. I democratici invece per tenere aperta la porta del dialogo con M5S e con la loro designazione, appunto Roberto Fico. Una scelta azzardata, e forse persino cieca visto che i grillini hanno detto chiaro e tondo e che non hanno alcuna intenzione di arrivare a soluzioni condivise, ma i democratici sono testardi e a questa realtà non vogliono rassegnarsi, testardi fino a sfasciarsi la testa contro il muro.

Cercano invece ostinatamente intese che potrebbero tradursi in un presidente di Montecitorio che ha definito l’attuale presidente della Repubblica uno che “copre la trattativa tra Stato e Mafia” e  Luciano Violante “una cacchetta di pseudo-uomo”. La strategia di Bersani e soci potrebbe portare Fico, il candidato grillino, allo scranno più alto della Camera dei Deputati, dazio pesante se in cambio si ottenesse qualcosa, ma dazio che diventa insostenibile se in cambio si ottiene nulla. Dalle meschine poltrone alla più nobile governabilità per il Paese, il Pd in cambio del votare Roberto Fico non otterrebbe assolutamente nulla. E la domanda “a che pro” rimane altrettanto assolutamente inevasa.

Nel primo giorno della neonata legislatura tutte le incertezze della vigilia sono rimaste uguali a se stesse. Il Movimento 5 Stelle ha proposto e votato i suoi candidati alla presidenza di Camera e Senato che, ovviamente, non sono stati eletti visto che i grillini non hanno la maggioranza né nell’una né nell’altra camera. Il Pdl ha votato scheda bianca in attesa di vedere cosa accadrà, forte della sua posizione di minoranza che non gli impone l’obbligo di avanzare proposte e candidature. E il Pd, che almeno alla Camera può vantare una più che ampia maggioranza, nel tentativo inesausto di inseguire e convincere Grillo ad una qualche forma di accordo, ha scelto anche lui la via della scheda bianca come ennesima, forse ultima, mossa disperata per chiudere un accordo.

Nell’attesa che il Pd si faccia una ragione del fatto che Grillo con i democratici come con qualsiasi altro “morto” politico non ha alcuna intenzione di condividere alcunché, l’empasse democratica e la voglia disperata e cieca di accordarsi potrebbero portare alla presidenza della Camera Roberto Fico. Se infatti prosegue la via e la strategia dell’inseguimento dopo la scheda bianca il Pd potrebbe scegliere, magari come prova di buona volontà, di votare per il candidato grillino. Sperando in un ritorno, in un qualcosa in cambio che appare chiaro a tutti tranne che al Pd stesso che non arriverà. Chi è Fico lo racconta il Corriere della Sera:

“Roberto Fico è un trentottenne napoletano con una buona solidità politica e una gran preparazione: laurea con 110 e lode in Scienze delle Comunicazioni, con indirizzo in comunicazioni di massa, un master in “knowledge management” al Politecnico di Milano, Fico ha alle spalle molti lavori, alcuni dei quali a tempo indeterminato, lasciati di sua spontanea volontà per fare esperienze più importanti”. Curriculum ricco, almeno rispetto ai colleghi grillini accusati spesso di essere impreparati rispetto al ruolo che sono chiamati a ricoprire. Ma se il curriculum tratteggia Fico come persona preparata, a lasciare perplessi sono le dichiarazioni che questo ha rilasciato in passato, affidandolo come è ovvio, soprattutto al web.

Racconta ancora il Corriere:

“A riportarlo nella cifra del Movimento a 5 Stelle, ci sono i giudizi taglienti che compaiono sul suo profilo facebook pubblico e che non risparmiano nessuno, da Luciano Violante fino al presidente della Repubblica. Definisce l’ex presidente della Camera (suo predecessore?), Luciano Violante, “una cacchetta di pseudo-uomo”: “Leggete la malafede, il delirio e la bruttezza di questa persona”. Sul capo dello Stato Giorgio Napolitano scrive che “copre la trattativa tra Stato e Mafia”. Poi lo definisce “un semplice stipendiato dai partiti”, “un cane addomesticato per scagliarsi contro l’evoluzione dell’essere umano”. Dopo il verdetto sulla Diaz, definisce Gianni De Gennaro, capo della polizia dell’epoca, “uno schifoso”. Il governo Monti è “un governo di vigliacchi tenuto in piedi da partiti vigliacchi”.

Posizioni legittime, la libertà d’opinione e d’espressione, sin quando non sfocia in calunnia e vilipendio, è garantita dalla Costituzione. Posizioni che è però eufemistico definire distanti da quelle del partito di Bersani. Eppure il Pd potrebbe arrivare a votarlo. In cambio di una governabilità o almeno di un accordo per riformare la legge elettorale e dare un governo di transizione sino a nuove elezioni? Assolutamente no, lo voterebbe in cambia di un ennesimo “vaffa…”