Pantheon restaurant: “macckeroni” surgelati. Forni pizza pane allo scarafaggio

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 9 ottobre 2014 13:29 | Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2014 13:33
Piazza del Pantheon

Piazza del Pantheon

ROMA – Carbonara surgelata e confezionata in contenitori con la scritta “Macckeroni”, evidente prova di genuina italianità del prodotto, e poi forni dotati di scarafaggi, forme di parmigiano risalenti all’epoca di Augusto o giù di lì, contratti inesistenti e licenze invisibili.

E’ la cronaca di una mattinata di controlli delle forze dell’ordine ed una cronaca che purtroppo, ormai, non stupisce più nessuno o quasi, almeno nel nostro Paese. Se non fosse per la localizzazione dei locali visitati da vigili ed Asl: il cuore della Capitale, dietro piazza del Pantheon, quei ristoranti e quei locali che si presentano come chic e che presentano conti che, per la suddetta carbonara, arrivano a chiedere fino a 15 o 20 euro.

La “mattinata di controlli, ispezioni e verifiche – scrive Massimo Lugli su Repubblica -, si conclude con un bilancio da guinness dei primati: 23 attività passate al setaccio, 10 verbali per violazioni delle norme che tutelano i consumatori, altri 18 per infrazioni amministrative di vario genere, due forni chiusi, tre denunce penali. Totale: 236mila euro”.

Guinness dei primati o forse più appropriatamente annuario degli orrori, visto quello che durante le ispezioni è stato trovato. Come in due forni in via delle Scalette e via del Banco di Santo Spirito, dove i vigili che si sono avventurati nel seminterrato hanno rischiato di sentirsi male: scarafaggi ormai di casa, forme di parmigiano mummificate, sporcizia dappertutto, pane vecchio accanto a quello appena sfornato, il furgone per il trasporto privo di autorizzazioni sanitarie, una decina di dipendenti di cui almeno la metà senza contratto.

Oppure in via dei Plastini, dove è stata scoperta una nuova forma di commercio fantasioso: il negozio clonato. Sulla stessa strada ci sono, e non dovrebbero esserci, due numeri civici 19, intervallati dal 18a, di cui uno palesemente fasullo. Funziona così: il proprietario ha una licenza da affittacamere (al numero 19, appunto) ma la usa anche per gli scontrini di “TipicItaly”, il negozio a pochi metri di distanza che vende alimentari per turisti: improbabili confezioni di pasta colorata, bottiglie di limoncello, vasetti di crema al tartufo. Tutti prodotti, nemmeno a dirlo, assolutamente genuini. “Nei prossimi giorni controlleremo anche i fornitori”, promette Raffaele Clemente, comandante del corpo dei vigili di Roma, con un sorrisetto sinistro. I vigili dopo essere entrati nel retrobottega del finto 19, sono saliti al secondo piano, dove erano incorso dei lavori edilizi. Qui hanno riscontrato tramezzi in legno, allacci abusivi e locali inesistenti al catasto. Insomma, non mancava proprio nulla.

Ed ancora, appena pochi metri più in là, il negozio cinese che vendeva splendidi souvenir low cost: la titolare ha trent’anni, la commessa venti e nessuna delle due ha la minima idea di cosa sia una licenza commerciale. L’esercizio ha cambiato gestione almeno cinque volte ma è rimasto intestato al primo proprietario. Serenamente.

Non poteva poi mancare, accanto alla spazzatura, all’assoluto disinteresse per l’igiene e alla fantasia al servizio della frode, il grande classico delle irregolarità: la sempreverde evasione fiscale. L’evasione della Tari, la tassa sui rifiuti, ad esempio, è stata riscontrata nel 70% dei casi, l’occupazione abusiva di suolo pubblico nel 40% e il lavoro nero in molti casi per la metà degli impiegati. Alla faccia del Jobs Act che, ad appena qualche isolato, il Parlamento si apprestava a votare. E le confezioni di “macckeroni” surgelati da servire poi in tavola come autentica carbonara romana, italy food? All’arrivo degli ispettori sono state gettate in strada come si fa con la refurtiva quando arrivano le guardie. Nei bagni dei ristoranti quella scatole di surgelati non entravano, quindi farli sparire dalle finestre. Qualcuno la chiama pure fantasia imprenditoriale.