Sarri, la donna carina e il vaffa. Il peggio: le tristi e servili risatine dei giornalisti

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 13 marzo 2018 10:37 | Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2018 10:37
Maurizio Sarri, la giornalista carina e il vaffa. Il peggio: le tristi e servili risatine dei giornalisti

Sarri, la donna carina e il vaffa. Il peggio: le tristi e servili risatine dei giornalisti (foto Ansa)

ROMA – Sarri, la donna carina e il vaffa. La donna, al secolo Titti Improta. Titti Improta che fa la giornalista. Attività, mestiere, ruolo in caduta libera nell’autostima, per dirla con parola cara ai cronisti sportivi. In caduta libera con l’autostima e probabilmente anche con la consapevolezza di ciò che fanno. Evangelicamente da perdonare i giornalisti, perché sempre più non sanno quel che fanno, anche perché, semplicemente non sanno.

Non sanno di educazione, civica o civile che sia. Non sanno di rispetto, in primo luogo di rispetto per se stessi. Accade che Maurizio Sarri ad una giornalista che gli chiede dopo lo zero a zero con l’Inter e la sconfitta con la Roma se per il Napoli lo scudetto sia compromesso così risponda, non senza averci pensato sopra. Risposta pensata, non di getto e impeto: “Sei una donna e anche carina, per questo non ti mando affanculo”.

Una cafonata, una volgarità da parte dell’allenatore del Napoli. Cafonata non leggera e volgarità perfino ricercata. Evidentemente come misura e calibro e cifra. Sarri voleva essere drastico ed efficace nella risposta, non ha trovato altro modo. Problema suo se questa è la sua misura, cifra e calibro.

Alla volgarità cafona la giornalista Titti Improta replica facendo mostra di non aver colto e prosegue in domanda di tipo e gergo sportivo. Insomma fa finta di nulla e sceglie di professionalmente proseguire. A nostro modestissimo avviso non era questa la reazione appropriata. Per amore e custodia del proprio ruolo e professione in quel caso si replica con gelida educazione del tipo: lei è un uomo e neanche tanto bello, per questo non la mando dove lei ha dichiarato voler mandare me…”.

Ma è comprensibile Titti Improta non abbia avuto questa reazione e si sia sentita invece ferita sì ma, per tanti motivi, tenuta a far finta di nulla. Tanto più…tanto più che la cosa peggiore, davvero il peggio accadeva dietro e intorno a lei. Non davanti, dove c’era Sarri. Dietro e intorno dove c’erano i…colleghi.

Sì, insomma, i giornalisti, i cronisti sportivi che erano lì, ma fossero stati cronisti politici o di teatro o di economia è lecito scommettere si sarebbe verificata la stessa scena. Eccola la scena: di fronte al potente (Sarri) che scivola sulla volgarità e in presenza dell’ammiccamento volgare e cafone alla femmina carina i giornalisti…ridono! Ridono, ridacchiano complici. Ridono e ridacchiano come pubblico, anzi corte che applaude il potente qualunque cosa dica e faccia. Risa e risatine tristi e servili. Il peggio, davvero il peggio e il segno di una ormai irrimediabile miseria intellettuale di cui i ridenti sono con tutta evidenza perfino inconsapevoli.

Post scriptum: nel pensiero di Sarri al riguardo, sostenuto dal sorriso dei presenti, il mancato vaffa alla donna è determinato dal suo essere carina. Se era brutta si poteva mandare affanculo?

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