Sconto benzina per gli autonomi. I dipendenti non vanno in auto?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 5 Aprile 2012 15:20 | Ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2012 23:50

Lapresse

ROMA – Finalmente una buona notizia: per arginare, o meglio per riparare almeno in parte gli italiani dal caro benzina arriva lo “sconto benzina”. Sì, ma non per tutti. Solo per le società di trasporto merci e passeggeri su strada, i tassisti, i noleggi auto con conducente. Ma anche gli odontoiatri, avvocati, notai, commercialisti e i negozianti. Cioè i lavoratori autonomi. E gli altri? Quelli che autonomi non sono? Quelli che le tasse le pagano tutte sino all’ultimo centesimo perché gli vengono trattenute direttamente alla fonte? I pensionati? Quelli che pagano l’aumento dell’Iva e il ritorno dell’Ici? Per loro niente, 2 euro al litro oppure prendano il tram.

Lo sconto benzina pensato dal governo sarà infatti introdotto in alcuni studi di settore, quelli con cui si “valutano” le dichiarazioni dei redditi dei lavoratori autonomi, storicamente portati, in Italia, a dimenticare spesso di dichiarare qualche entrata. Con lo studio di settore fisco e lavoratore autonomo contribuente fanno un patto, preventivo. Dice il fisco: secondo me, valutata la tua attività, tu non guadgani meno di tanto, non è possibile. Quindi versami tasse in rapporto al reddito plausibile. Se il lavoratore autonomo ci sta, diventa “congruo” e paga di tasse quella che è una sorta di forfait. Se non ci sta, non è che paga di più ma rischia “l’accertamento”. Accertamento fiscale che non gli conviene se i parametri con cui è stato costruito lo studio di settore sono sufficientemente bassi e prudenti. Comunque più bassi del suo reddito reale. Ora tra i parametri il caro benzina viene conteggiato come una difficoltà, una spesa che abbassa il reddito reale del lavoratore autonomo.

Fa parte, questo sconto, di una serie di correttivi che l’esecutivo sta mettendo a punto per attenuare gli effetti della crisi. Cosa buona e giusta, ma perché solo agli autonomi? Per di più nello stesso momento in cui il viceministro all’economia Vittorio Grilli ha di fatto mandato in soffitta l’ipotesi di revisione delle aliquote Irpef spiegando in Parlamento che la delega per la riforma fiscale “potrebbe contenere la riforma del catasto, norme contro l’abuso del diritto, la tassazione ambientale e il riordino delle detrazioni e delle agevolazioni fiscali, anche se queste dovranno essere valutate nell’ambito di riforme più ampie, che ne contemperino gli effetti”.

Nessun accenno alla revisione degli scaglioni e delle aliquote Irpef, né dell’alleggerimento della tassazione sul lavoro, né del fondo per la redistribuzione dei frutti della lotta all’evasione, né di altre manovre di riequilibrio tra imposte dirette e indirette. Quindi cattive notizie per i contribuenti.

“Lo sconto che riguarda l’aumento del prezzo dei carburanti si applicherà al settore del trasporto merci nella misura in cui i titolari delle imprese avranno visto aumentare il proprio credito d’imposta relativo al caro-petrolio, ma sarà accessibile, in forma diversa, anche a tassisti, noleggiatori, società di trasporto persone. Riguarderà poi gli odontoiatri coinvolti nel progetto “Odontoiatria sociale”, la campagna lanciata nel 2008 da Silvio Berlusconi per rifare le dentiere ai pensionati. E altri saranno applicati ad avvocati, notai e commercialisti che dopo l’acconto non ricevono il saldo della fattura dai loro clienti”.

Ci sono dei paletti quindi, almeno teorici, come spiega il Corriere della Sera. Ma la domanda rimane, perché a loro sì e agli altri no? Eppure la benzina costa cara, troppo, per tutti. Gli aumenti e le nuove imposte le pagano, si spera, tutti allo stesso modo.

A pensar male si fa sempre bene e a pensar male in questo caso una spiegazione la si trova: non sarà che dopo aver “accontentato” Bersani il premier abbia voluto o dovuto concedere qualcosa anche all’altra gamba che regge il suo governo? Una misura come lo sconto benzina per i lavoratori autonomi è una mossa che certo non dispiace agli elettori del Pdl…