Scuola da 11.800 bidelli a 24.000 esterni, cioè in 57 per 6 aule a 1.000 al mese

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 21 febbraio 2014 11:32 | Ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2014 14:50

bidelliROMA – In 57 per pulire 6 aule, chiaramente con stipendi da fame , la miseria di mille euro al mese. Ma moltiplica miseria per il doppio degli stipendi da pagare e hai un costo enorme rispetto a prima. La tremenda vicenda degli addetti alla pulizia delle scuole che oggi molte scuole occupano impedendo loro di funzionare è questo groviglio contorto in cui nessuno ha in mano il filo “buono”, nessuno ha tessuto solo la tela delle buone ragioni o quella del torto marcio.

Fino al 1999 per garantire la pulizia degli istituti scolastici c’erano poco meno di 12 mila addetti. Oggi sono diventati 24 mila. Il problema non è quindi, o almeno non solo, quello dei fondi destinati alla scuola e dei relativi tagli. Il problema sono i numeri. Gli addetti sono troppi, distribuiti male e con stipendi troppo bassi. Una situazione che logica vorrebbe non si risolvesse solo aumentando i fondi, ipotesi tra l’altro difficile da realizzare visto che i soldi non ci sono, ma che avrebbe bisogno di un approccio differente.

Scrive Corrado Zunino su Repubblica:

“La scuola che vive di emergenze e proroghe deve affrontare l’ultima crisi: la sporcizia in aula e nelle palestre. La questione è semplice anche se antica. I tagli del governo Monti, e la scelta dell’ex ministro Profumo di affidare i bandi delle pulizie alla centrale Consip, hanno ridotto progressivamente i finanziamenti di Stato: 640 milioni di euro elargiti nel 1999, 390 milioni nel 2011, solo 290 milioni per la stagione in corso. Il ragionamento del governo Monti — non smentito da Letta e dalla Carrozza — è stato: prima del 1999 la pulizia nelle scuole si faceva con 11.800 bidelli, oggi il costo di quel servizio deve corrispondere al costo di 11.800 bidelli assunti. Il taglio successivo, quindi, è stato più che lineare, violento: meno 48%. Oggi a pulire le scuole italiane ci sono 24 mila esterni, il doppio dei bidelli: sono ex Lsu (lavoratori socialmente utili) e i cosiddetti ‘appalti storici’. Le prime analisi del Miur hanno verificato casi con 57 lavoratori impegnati a pulire sei aule, ma in altre realtà il personale è sottodimensionato. Soprattutto, ci sono 11 mila lavoratori che — avendo le loro coop e le loro aziende iscritte a Confindustria introitato la metà — rischiano di perdere il posto di lavoro o di veder dimezzato lo stipendio (oggi di 850 euro al mese)”.

Con circa 500 euro al mese ovviamente non si vive. E su questo punto sono quindi più che comprensibili e condivisibili le proteste e soprattutto le preoccupazioni di chi teme di dover fare i conti con il taglio dello stipendio. Ma è anche vero che, per anni, molti di questi lavoratori sono stati pagati, poco, per fare altrettanto o meno. Sono in molti casi lavoratori che hanno avuto più che una retribuzione una sorta di elemosina, con tutte le caratteristiche del termine. Elemosina nel senso che il loro stipendio era al limite, anzi forse sotto, la sopravvivenza, ed elemosina nel senso che veniva data senza chiedere in sostanza nulla in cambio.

Come è vero che, numeri alla mano, 24 mila addetti sono uno sproposito per la scuola italiana. Pur volendo credere che i 12 mila lavoratori di fine anni ’90 fossero pochi, si può ipotizzare un ragionevole aumento nella misura del 10/20%. Passare però da 12 a 24 mila, raddoppiando il numero degli addetti, appare evidentemente come un’esagerazione. Tanto più che non risulta ci sia stato un nuovo baby-boom nel decennio passato che configuri un successivo boom di alunni nelle scuole.

Non si può, o quantomeno non dovrebbe lo Stato ignorare le difficoltà dei soggetti coinvolti in questa vicenda ma, a prescindere dalle richieste avanzate da questi, non può lo stesso Stato continuare a mantenere, anche attraverso appalti esterni, un servizio scadente e degli stipendi ridicoli. Oltretutto con il rischio che nelle scuole non venga garantita la pulizia e si arrivi alla chiusura, come già in qualche realtà è accaduto, degli istituti.