I soldi dei santi e quelli “di sinistra”: 3 furbi “imbecilli”, un Madoff

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 31 Gennaio 2012 15:30 | Ultimo aggiornamento: 31 Gennaio 2012 15:30

ROMA – Il prete, la nobildonna e l’intellettuale di sinistra. Sono tre delle vittime del Madoff dei Parioli ascoltate ieri (30 gennaio) dai magistrati che indagano sulla gigantesca truffa. Francesco Maria Ricci, monsignore appartenente alla congregazione per le Cause dei Santi, ha investito 1,6 milioni di euro nel vortice delle operazioni offshore di Gianfranco Lande. Claudia Ruspoli, principessa, ci ha rimesso “appena” 230 mila euro e David Riondino, “canto, suono, faccio produzioni”, circa 450mila. Dopo di loro, oggi 31 gennaio, è stato il turno di Sabina Guzzanti. Ascoltata dai magistrati ha detto: “Ho perso almeno 150mila dei 537mila euro, frutto del mio lavoro, che nell’arco di dieci anni avevo affidato alla Eim di Roberto Torregiani ma, al di là dell’aspetto economico, l’intera vicenda mi ha provocato un senso di insicurezza e di angoscia anche nei confronti dei miei familiari che hanno in buona parte perso i loro risparmi. Mi sono sentita un’imbecille, sensazione che non fa mai bene”. Anche se, a sentire i diversi racconti, non dovrebbe essere lei quella con la palma dell’imbecille.

La Guzzanti ha raccontato la sua disavventura ai giudici della IX sezione penale del tribunale di Roma di fronte a Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli, seduto a un passo da lei, sul banco degli imputati, accusato di un crac da 170 milioni di euro. Oltre ai soldi incautamente affidati a Lande l’autrice di Raiot ci ha rimesso anche 70mila euro di tasse, volute da lei assolutamente pagare: “io insistevo per pagare le tasse sulle plusvalenze legate alle somme investite all’estero, nonostante il parere contrario di Torregiani che mi ha sconsigliato di pagarle affermando che tanto nessuno le pagava e che la procedura era complessa e inutile. Io però non ho dato retta alle sua parole e alla fine ho pagato almeno 70mila euro su interessi di fatto mai incassati”.

Non solo ingenuità di fronte a guadagni, evidentemente, irrealizabili per David Riondino. A questo  Riondino somma anche una “pessima figura”. Lui, da sempre nel ruolo del castigatore e comunque ascritto alla categoria degli “intelletuali di sinistra” si è rivelato essere il più classico dei casi di predicar bene e razzolar male. Ingenuo nell’affidare i soldi a Lande e colpevole, moralmente per carità, di averli nascosti al fisco. Racconta lo stesso Riondino infatti di aver versato alcune decine di migliaia di euro, regolarmente saldati da Lande, per “scudare” il suo capitale. In regola quindi ora con il fisco, ma non altrettanto con la morale. Se i capitali vengono scudati vuol dire che prima son stati nascosti. “Sono favorevole agli scudi, è giusto dare la possibilità di regolarizzarsi” ha detto, certo, quello che non è giusto è uscire dalle regole.

Ma nella rete del Madoff nostrano sono finiti anche i soldi del Vaticano. Anzi i soldi dati dai fedeli al Vaticano per le cause di beatificazione. Un monsignore appartenente alla congregazione per le Cause dei Santi, Francesco Maria Ricci, ha investito ben 1,6 milioni di euro nel vortice delle operazioni offshore di Lande e in seguito, per sentirsi più sereno, ha persino aderito anche lui allo scudo fiscale di Tremonti. Evitando di sottolineare che i soldi dati dai fedeli vengono investiti in operazioni di finanza spericolata, anche oltre le leggi. La storia dei soldi truffati alle cause dei santi rivela l’estensione del “sistema Lande”: un giro d’affari che sfiora i 400 milioni di euro. I 34 tra cardinali, arcivescovi e vescovi che guidano la congregazione per le Cause dei Santi, con a capo il cardinale Angelo Amato, hanno lasciato che monsignor Ricci prelevasse, a partire dal 2000, ingenti somme dal conto del dicastero (creato da Paolo VI nel 1969), che ha competenza per tutto quello che riguarda la procedura che porta alla beatificazione e alla canonizzazione. Il sacerdote ha raccontato di essere stato introdotto nel giro di Lande e soci da un commercialista suo amico, Dante Massimo Corbo e ha ammesso che i soldi investiti in spericolate operazioni finanziarie sono quelli che “gli hanno consegnato gli istanti per le cause dei santi”, cioè coloro che si occupano della postulazione per la causa di beatificazione. Cioè delle offerte volontarie raccolte da associazioni di fedeli che sostengono le spese inerenti alle causa di beatificazione e alla fama di santità di figure distintesi nella vita della Chiesa. Il religioso doveva sapere poi che i soldi erano investiti offshore, perché nel 2009 ha aderito allo scudo fiscale proposto dal ministro Tremonti dando mandato a Lande e soci di versare all’Agenzia delle Entrate 101 mila euro, soldi che però Lande in questo caso, non ha materialmente versato. Il prete, la nobildonna, l’intellettuale di sinistra, tutti “fanti” della finanza, a dispetto dei santi.