Alzheimer, artrosi, Parkinson, cuore: figli potranno invertire il tempo

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 2 Novembre 2011 14:29 | Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2011 14:29

foto Lapresse

MONTPELLIER – A scuola ci hanno insegnato che caratteristica fondamentale degli esseri viventi è il ciclo nascita-crescita-riproduzione-invecchiamento e morte. Un ciclo comune a tutti i viventi, animali e persino piante, a cui, nonostante la perenne ricerca da parte dell’uomo della “fonte dell’eterna giovinezza”, nessuno si può sottrarre. Tutti siamo destinati a morire e ad invecchiare. Una nuova ricerca condotta dal dottor Jean-Marc Lemaître e dalla sua equipe dell’Università di Montpellier mette però in dubbio questo assioma: la morte resta esito irreversibile della vita, invecchiare domani forse no.

“L’eterno processo nascita-crescita-invecchiamento-morte sembra ormai sovvertibile”, scrive Stefano Montefiori sul Corriere. Già, perché secondo gli studi degli scienziati francesi il processo d’invecchiamento è tecnicamente reversibile. Non si potrà forse sconfiggere la morte, ma almeno sfuggirle per lungo tempo probabilmente sì. Annunci di questo tipo vanno sempre presi con beneficio d’inventario e con un sano scetticismo ma, stando al lavoro dell’equipe d’oltralpe, questa rivoluzione copernicana della biologia sembra davvero a portata di mano.

Lo studio dell’università francese non insegue ovviamente il mito dell’eterna giovinezza finalizzata ad avere un bell’aspetto, apre invece le porte alla possibilità di combattere efficacemente mali tipici dell’invecchiamento come l’Alzheimer, il Parkinson, l’artrosi e le disfunzioni cardiache tipiche della terza età. Come per ogni scoperta di questo tipo le rituali cautele impongono di ricordare che le prime applicazioni mediche arriveranno, forse, tra 10/15 anni, ma lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Genes & Development autorizza in linea di principio i sogni di una giovinezza da riacquistare e protrarre molto a lungo.

Il lavoro degli scienziati francesi si inserisce in una lunga serie di studi sulle ormai famose cellule staminali, quelle cellule “giovani” che hanno il potere di differenziarsi in qualsiasi cellula dell’organismo. Gli embrioni sono ricchissimi di queste cellule ma il loro utilizzo crea non pochi problemi etici e quindi gli scienziati da tempo cercano di ottenere le stesse potenzialità partendo da cellule adulte.

Nel 2007, il giapponese Shinya Yamakanaka è stato protagonista della prima svolta mettendo a punto, a partire da cellule di donatori adulti, alcune staminali dotate delle stesse capacità di differenziarsi delle embrionali. Ora l’equipe guidata dal professor Lemaître ha fatto un ulteriore passo in avanti riuscendo ad ottenere cellule staminali da donatori di 74, 92, 94, 96 e persino 101 anni. La novità consiste nell’avere creato staminali da cellule di persone non solo adulte, ma addirittura molto anziane quindi. “Ogni cellula normalmente controlla con regolarità lo stato delle proprie funzioni, e quando si accorge che sono ormai degradate smette di dividersi e moltiplicarsi”, spiega lo scienziato francese.

Questo stadio di senescenza era considerato finora l’ultima tappa dell’invecchiamento prima della morte cellulare, ed era ritenuto irreversibile. L’equipe di Montpellier invece ha proseguito nella strada indicata dai giapponesi, che erano intervenuti sulle cellule adulte aggiungendo quattro geni. “Dopo molti tentativi abbiamo introdotto altri due geni e quello si è rivelato essere il cocktail vincente – dice Lemaître. Nel giro di 15 giorni le cellule anziane hanno cominciato a proliferare di nuovo e poi a cambiare forma. Le nuove cellule assomigliavano in tutto e per tutto a quelle originarie, ma senza alcuna traccia di invecchiamento”.

Fino ad ora le cellule di partenza non dovevano provenire da un adulto troppo anziano, altrimenti cessavano presto di moltiplicarsi e la loro utilità svaniva. La nuova tecnica sviluppata a Montpellier estende l’applicazione anche a persone malate che si trovino già a una certa età. E si sa che certe patologie si manifestano più frequentemente in persone via via più anziane. Si prelevano cellule della pelle dal soggetto stesso, anche se anziano, e si usano per produrre qualcosa che potrà essere utilizzato anche direttamente su di lui. Essendo infatti geneticamente identiche alle cellule del suo corpo, quello non potrà rigettarle. Non occorrerebbe così mettere da parte cellule del proprio corpo quando si è giovani. Ma è ancora più importante il fatto che si sia riusciti a far ringiovanire direttamente le cellule.

Finora nessuna equipe al mondo ha ancora provato a reiniettare nel paziente cellule “ripotenziate”, e il salto dalla teoria alla pratica è ancora relativamente lontano, ma le possibilità che questa tecnica apre sono, anche ad occhi profani, evidentemente enormi.