Strage di serrande senza scontrino? Un negozio su due andrebbe chiuso

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 15 Settembre 2011 15:08 | Ultimo aggiornamento: 15 Settembre 2011 15:08

ROMA – Senza scontrino negozio chiuso, ma metà dei negozi non lo dà, e, se lo rilascia, spesso lo fa in modo non corretto e fraudolento. La manovra appena approvata dalla Camera prevede di recuperare una grossa fetta di denaro dalla lotta all’evasione. Lotta all’evasione che non può che esser fatta da pene più severe e controlli più stringenti. Le prime, le pene più severe, prevedono, nel testo licenziato dal Parlamento, che sarà molto più facile e veloce chiudere gli esercizi commerciali non in regola con le emissioni di scontrini e fatture. I secondi, i controlli, dicono che a Roma, nei primi otto mesi del 2011, su 13.500 negozi controllati, 6.300 non erano i regola. Uno su due. “La strage delle serrande”, se gli intenti della manovra venissero applicati nella realtà.

Diceva Daniele Luttazzi che fare satira è facile, basta leggere i giornali e avere un po’ di memoria. In questo caso, non per fare satira ma per notare la convivenza di due notizie che apparentemente non potrebbero coesistere, non serve nemmeno la memoria, basta andare da pagina 17 del Corriere della Sera, alla prima pagine della cronaca di Roma dello stesso. A pagina 17, in basso, un titolo: “Senza scontrino negozio chiuso. Comuni acchiappa evasori”. All’interno del pezzo poi non si accenna all’inasprimento delle norme per gli esercizi commerciali non in regola. Si parla sì di scontrini, ma perché introdotti per stabilimenti balneari ed altre categorie. Si parla di Ici alla Chiesa e di manette per chi evade oltre il 30% del fatturato. Si parla, insomma, delle nuove misure che la manovra introduce. Ma basta il titolo per capire che tra le novità c’è una stretta in tema di emissioni e scontrini. Basta poi scorrere alcune pagine, e si arriva alla cronaca di Roma. A centro pagina: “Metà dei negozi non dà scontrini. Falsificate fatture e ricevute. Indagine della finanza su 13.500 esercizi commerciali”. E nel pezzo dati e numeri delle irregolarità registrate nella capitale. Seimila e trecento verbali irregolari elevati dai reparti distribuiti sul territorio della Provincia su un totale di quasi tredicimila e cinquecento controlli effettuati nei confronti delle varie categorie economiche soggette all’obbligo di rilascio, con una percentuale di irregolarità che supera il 51%.

Questi i risultati dei primi otto mesi del 2011 di attività dei finanzieri. In particolare, 1162 sono state le irregolarità rilevate per le ricevute fiscali e 5137 sono stati i casi di violazione riscontrati per gli scontrini. Fra le categorie economiche maggiormente interessate i venditori ambulanti, specialmente di articoli per la casa, tessuti, abbigliamento, generi alimentari e bevande, i fruttivendoli, i minimarket, i bar e caffè, barbieri e parrucchieri, pizzerie e rosticcerie, cui ha fatto seguito l’emanazione di 88 provvedimenti di chiusura delle attività. Meno di 100 attività chiuse su oltre 6000 irregolari. Una percentuale risibile, di poco superiore all’1%. E la scoperta poi di un nuovo tipo di frode al fisco: gli scontrini falsi. Oltre a chi lo scontrino non lo dà proprio si è aggiunta, in questi ultimi mesi d’indagine, una nuova categoria: quella del commerciante fantasioso che da sì uno scontrino, ma battendo merce e importi differenti rispetto a quelli realmente venduti. Se a qualcuno l’evidente dicotomia dei due titoli può far sorridere, ad altri, la somma delle due notizie, può far presagire scenari inquietanti. A Roma, ma non solo nella città eterna perché la situazione non sarà dissimile in altri luoghi d’Italia, la metà dei negozi saranno chiusi. Andare a fare la spesa diverrà un problema e prendere un gelato sarà un’impresa. Se chi non emette scontrino sarà chiuso, sarà una strage, “la strage delle serrande” appunto. Ma così non sarà. La realtà ricorda una celebre battuta di Alberto Sordi, “soldati, fate una muraglia…eccola là, è già crollata…ammazza che soldati che c’avemo”.