Telecamere nascoste sui luoghi di lavoro, Corte Europea: Si può fare, privacy non vale

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 18 Ottobre 2019 8:41 | Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2019 8:41
Telecamere nascoste sui luoghi di lavoro, Corte Europea: Si può fare, privacy non vale

Un’impiegata sul posto di lavoro (foto ANSA)

STRASBURGO – Via libera alle telecamere nascoste nei luoghi di lavoro per controllare i dipendenti. Per la Corte Europea dei diritti dell’uomo è legittimo installare questo tipo di soluzione, ma solo nel caso ci sia un valido motivo, come il sospetto di furti e ruberie, e solo per un limitato periodo di tempo. Lavoratore avvisato, come si dice, mezzo salvato.

La sentenza arrivata da Strasburgo nasce da un caso spagnolo datato 2009, quando il direttore di un supermercato in provincia di Barcellona, rilevando irregolarità tra stock di magazzino e vendite e una rilevante perdita negli incassi nell’arco di cinque mesi (circa 82mila euro), decise di far installare alcune telecamere a circuito chiuso, sia visibili (alle uscite) che nascoste (puntate sulle casse) nel suo esercizio commerciale. Dalla visione dei filmati scoprì una serie di furti di merci da parte del personale che portarono a 14 lettere di licenziamento per motivi disciplinari tra cassieri e addetti alle vendite. Alcuni dei dipendenti filmati a rubare fecero però a loro volta causa, affermando che con le telecamere nascoste era stata violata la loro privacy. I tribunali spagnoli gli diedero torto, e così ha fatto ora la Grande Camera della Corte che ha ribaltato il giudizio emesso in primo grado lo scorso anno. Installare telecamere nascoste è quindi lecito, ma a delle condizioni che la stessa Corte ha di fatto illustrato nella sentenza.

Limiti che sono il fondato sospetto come movente per una simile decisione, fondato sospetto di furti – poi confermato – nel caso spagnolo; la limitazione nel tempo dell’utilizzo delle suddette telecamere, 10 giorni nel caso in oggetto, e la limitazione dell’accesso ai video ottenuti alle sole persone interessate alla vicenda. Decisione sposata dal Garante italiano della Privacy che, in una nota, ha sottolineato come la sentenza “da una parte giustifichi, nel caso di specie, le telecamere nascoste, dall’altra confermi però il principio di proporzionalità come requisito essenziale di legittimazione dei controlli in ambito lavorativo”. La videosorveglianza “occulta”, ha spiegato il Garante, “è dunque ammessa solo in quanto extrema ratio”, “con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l’incidenza del controllo sul lavoratore”, e non può in nessun caso “diventare una prassi ordinaria”. Il “requisito essenziale” perché i controlli sul lavoro siano legittimi, ha concluso il Garante, “resta dunque, per la Corte, la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza”.

A votare contro questa decisione a Strasburgo tre giudici: Ganna Yudkivska (Ucraina), Vincent De Gaetano (Malta) e Yonko Grozev (Bulgaria). Stabilito dunque una volta per tutte che si può fare, resta da vedere come la novità arriverà in Italia e come, soprattutto, verrà applicata dalla Pubblica Amministrazione nota, nel nostro Paese, per non licenziare praticamente mai nessuno, dipendenti infedeli in primis.