Volkswagen-Bmw, Diesel ha gli anni contati…e anche no

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 25 Settembre 2015 12:21 | Ultimo aggiornamento: 25 Settembre 2015 12:21
Volkswagen-Bmw, è la fine del motore Diesel? Dipende

Volkswagen-Bmw, è la fine del motore Diesel? Dipende

ROMA – Volkswagen ha barato, ed anche sulla Bmw c’è qualche sospetto. Ma il punto centrale, anche e più delle regole stesse, è il motore diesel.

C’è chi calcola che il diesel, adeguato effettivamente alle norme anti inquinamento e capace di conservare al tempo stesso le prestazioni motoristiche, finirà per costare tanto di più alle aziende. E quindi, a cascata, le auto diesel dovranno salire di costo, ancor più della differenza di costo che oggi hanno su auto a benzina. Così tanto da uscire fuori mercato. Non a caso, fanno notare gli stessi, tutta l’industria auto si è sempre opposta, con toni da disperazione, alle nuove normative in Europa. In Europa dove il diesel è la metà del parco auto circolante.

C’è chi invece sostiene che il motore diesel è e resta il migliore per il mix prestazioni consumi e che criminalizzarlo è “autogol”. E poi come si penalizza qualcosa che è la metà delle auto che girano in Europa?

Si è barato, truccando questi propulsori con un software in grado di far loro superare i test, per far sì che il motore diesel sfondasse nei per lui difficili mercati giapponese e soprattutto americano. E si è barato facendo sì che il diesel sembrasse pulito. Pulito e insieme veloce.

Ecco dunque il punto vero: il motore diesel e le sue ‘prestazioni ambientali’. Prestazioni da cui dipende l’esistenza stessa di questo propulsore che, se è pulito ora e lo sarà sempre di più, potrà sopravvivere; ma se non dovesse riuscire a stare al passo con le normative sempre più stringenti, o peggio se già ora non fosse abbastanza pulito, avrebbe allora un destino segnato.

Ed alla luce dello scandalo per cui Vw ha perso la faccia – oltre a diversi miliardi di capitalizzazione e probabilmente qualche milione di clienti – nel tentativo di dimostrare che il suo era il diesel più verde in commercio, e considerando le dimensioni del colosso di Vw, da qualche anno impegnato con Toyota nella lotta per il ruolo di leader del mercato mondiale, la reazione istintiva di chi le auto le deve comprare non può che essere quella di avere qualche dubbio in più sulla bontà del diesel. É infatti visto l’accaduto legittimo chiedersi come abbiano fatto i concorrenti di Vw, in molti casi più piccoli e meno all’avanguardia tecnologicamente, a raggiungere livelli di efficienza così superiori alla casa di Wolfsburg.

Ma la questione diesel-buono diesel-cattivo è una questione che paradossalmente è marginale là dove è nato lo scandalo: negli Usa. Oltreoceano la nicchia di mercato delle macchine diesel è infatti microscopica, tra l’1 e il 2% del totale. Ma è una questione che è invece molto più stringente al di qua dell’oceano. Come riporta Piero Bianco sulla Stampa:

“In Europa il motore inventato nel 1892 dal tedesco Rudolf Diesel è adottato dal 53% delle vetture prodotte e rappresenta un business strategico. In Italia la percentuale sale al 55,2% e GM ha perfino creato uno specifico centro di ricerca e sviluppo per questo propulsore, destinato in gran parte a Opel perché l’America, storicamente, non ama il diesel (come non lo ama il Giappone)”.

Sul destino di questa tecnologia ci sono però pareri discordanti, con chi ne prevede l’inevitabile estinzione sotto il peso delle norme sempre più stringenti e i conseguenti costi che renderebbero non più conveniente questo motore. Perché, come argomenta Valerio Berruti su Repubblica:

“Più si abbassano i limiti più si alzano i costi. E soprattutto più diventa evidente che non è possibile abbattere contemporaneamente le polveri sottili (il cosiddetto particolato) e gli ossidi di azoto (NOx). Al punto che molti esperti sostengono che le auto a gasolio hanno emissioni in media sette volte superiori ai parametri richiesti dai regolamenti. E che oltre ai costi stratosferici per abbassare i limiti d’inquinamento, l’industria dovrebbe rinunciare alle prestazioni, elemento d’acquisto ormai fondamentale per i modelli diesel”.

E chi invece ne decanta le lodi presagendo un futuro meraviglioso. Tra questi il già citato Piero Bianco che definisce un “autogol” quella che lui chiama “la crociata” contro il diesel. Scrive Bianco dando voce a chi ha fiducia in questo propulsore, che i motori diesel

“inquinano e consumano meno, offrendo migliore coppia. Sistemi come il Fap ideato dai francesi di Psa e poi adottato da tutti hanno quasi annullato le emissioni di particolato allo scarico, e le marmitte hanno oggi sistemi catalitici sofisticati”.

Sarà il mercato ovviamente a decidere le sorti del diesel, e una delle due tesi verrà altrettanto ovviamente smentita, ma senza essere un esperto la chiosa del pezzo di Bianco suona davvero vicina alle tesi di chi ha già pronto il requiem per questo motore:

“Un’auto diesel costa più di una analoga a benzina proprio a causa degli investimenti onerosi per adeguare le emissioni a norme sempre più severe e ogni minima riduzione futura comporterà spese ancor maggiori. Al traguardo ecologico del 2021 anche i diesel dovranno essere quasi totalmente puliti”.