Furbetti del maggiolino, spot Volkswagen zappa sui piedi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 22 Settembre 2015 13:55 | Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2015 13:55
Volkswagen, che fine farà il povero Bill Right?

Un frame dello spot con protagonista Bill Right

MILANO – Dopo lo scandalo esploso negli Usa (e ora che si allarga a tutto il mondo)  per i dati sulle emissioni contraffatte dal colosso tedesco delle auto Volkswagen, a Wolfsburg sono ora preoccupati per la sorte di Bill Right, l’ormai famigerato “consulente riduzione costi” della casa fondata da Ferdinand Porsche. La domanda è: che fine farà ora?

La questione è evidentemente semiseria: seria, drammaticamente seria nella parte che riguarda la frode, e ‘semi’ nella parte che riguarda il signor Right. Alzi a questo proposito la mano chi, nelle ultime settimane, tra televisione, radio ed internet non si è imbattuto nell’ultimo spot confezionato dalla casa tedesca e nella frase: “Piacere, sono Bill Right, consulente riduzioni costi”. Saranno certamente pochi quelli che non conosceranno questa pubblicità che ora, soprattutto nelle sue battute conclusive, suona particolarmente inappropriata.

Il signor Right infatti, che è evidentemente un personaggio televisivo e non un dipendente reale del gruppo, nella pubblicità, ogni volta che va in onda, ripete ed insiste: “Troppe protezioni, eliminiamole”. Un refrain che alla luce di quanto scoperto negli Usa, e cioè che la Vw aveva messo a punto un software in grado di capire quando sull’auto venivano effettuati dei test modificando quindi il funzionamento del motore in modo da falsare i dati sulle emissioni inquinanti, è diventato un spot-contrario.

Nella pubblicità confezionata da quelli che inevitabilmente d’ora in poi saranno ricordati come i ‘furbetti del maggiolino’, il suddetto signor Right suggerisce ad ogni piè sospinto, ai tecnici e agli ingegneri della casa di Wolfsburg, che per abbassare il prezzo bisogna togliere qualcosa, qualche elemento della sicurezza o altro. E quando gli viene risposto che è impossibile, li accusa di esser matti.

Ma in fondo forse in casa Volkswagen i consigli del ‘consulente riduzioni costi’ non sono suonati irricevibili come nello spot. Niente costi abbassati è vero, e neanche meno sicurezza sulle auto di Wolfsburg, ma qualcosa bisognava fare per conquistare il mercato e quel qualcosa è stato pubblicizzare un prodotto che in realtà non esisteva. Perché l’auto, il diesel che inquina poco o niente come promesso e reclamizzato dalla Vw, infatti semplicemente non l’hanno ancora inventata. O almeno non a Wolfsburg.

Ed è bene ricordare, visto che in pochi lo fanno e in molti sostengono anzi il contrario, che i valori falsati erano stati messi in piedi proprio per una sorta di pubblicità aggiuntiva. Oltreoceano infatti Vw ha puntato molto se non tutto sull’immagine del motore diesel pulito non per uniformarsi ad una legge a stelle e strisce, ma semplicemente per conquistare più pubblico e contendere così alla Toyota lo scettro di regina nel mondo delle case d’auto. I bassi limiti di inquinamento per i diesel sono in Usa non obbligatori ma consigliati dalle autorità. Più che consigliati, chi li realizza si qualifica presso l’Amministrazione e presso soprattutto i consumatori come amico dell’ambiente, della salute, di mister Smith che ha comprato l’automobile. Una strategia comunicativa quindi rientrare in quei bassi limiti.

Volkswagen negli Usa ha tradito più che la legge il consumatore. Difficile da capire da noi, ma questo per il mercato americano e per la cultura anglosassone è peccato ancora più grave di una violazione di legge. Quel diesekl che inquinava poco o nulla era un gigantesco spot.  Uno spot, come in piccolo quello che ascoltiamo attraverso le nostre radio e tv, che si sta rivelando e trasformano nella più grande ‘zappa sui piedi’ che storia industriale ricordi.