Algoritmo tasse: arriva quello che incrocia spese, fatture, depositi

di Riccardo Galli
Pubblicato il 17 Ottobre 2019 10:09 | Ultimo aggiornamento: 17 Ottobre 2019 10:09
Algoritmo tasse: arriva quello che incrocia spese, fatture, depositi

Il modello 730 per la denuncia dei redditi (Ansa)

ROMA – Algoritmo tasse, chiamiamolo così che forse è più semplice. La dizione semi ufficiale è molto più astrusa, lo chiamano “evasometro con anomizzazione”. Non hanno avuto il coraggio di battezzarlo proprio così all’anagrafe (tributaria), hanno capito anche loro che il nome suona orribile. Ma per mettere insieme due concetti non sono riusciti a fare di meglio.

I due concetti sono: pattugliamento dell’evasione fiscale e controllo sui numeri del contribuente mentre identità del contribuente resta nella prima fase ignota anche a chi/cosa controlla, insomma controlli che salvino l’anonimato del controllato. Almeno fino a che l’algoritmo non squilla, non si accende, non suona…insomma qualunque immagine per dire almeno fino a che l’algoritmo non segnala pesante incongruenza.

Incongruenza, conti che non tornano tra cosa? L’algoritmo incrocia fatture emesse, spese effettuate, depositi bancari, prelievi, versamenti e ovviamente reddito dichiarato. Quando c’è la cosiddetta “incongruenza” e cioè la segnalazione numerica di sospetta evasione fiscale, allora l’algoritmo chiama l’essere umano, nella versione Agenzia delle Entrate. Per capirci: come quando Google profilando le tue ricerche ti spedisce via algoritmo la pubblicità a tua misura, così l’algoritmo tasse profila i comportamenti economici e spedisce segnalazioni.

Le segnalazioni l’algoritmo le spedisce anonime: non tal dei tali ha…ma questi numeri non combaciano con questi altri. Poi, se del caso, Agenzia delle Entrate va a vedere. Algoritmo tasse sarà nella nuova legge di Bilancio. Ed è abbastanza ovvio che sia una cosa del genere al tempo del web, anzi ormai all’alba della intelligenza artificiale. Usato con criterio e competenza l’algoritmo tasse un po’ di evasione fiscale la potrebbe asciugare.

C’è però un rischio: il cosiddetto bonus per l’accertatore. Umano accertatore che, mosso dall’algoritmo, spinge il contribuente sotto esame a patteggiare e a versare comunque una cifra. Questo perché l’umano accertatore riceve premio se scova e fa pagare evasori fiscali. Perché non vi sia, diciamo così eccesso di zelo, occorre che l’accertatore sia a sua volta sotto controllo e abbia protocolli di comportamento rigidi e noti.

Una ultima particolarità della futura Legge di Bilancio: anche le banche un po’ piangono. Il governo toglie dalla loro disponibilità 1,6 miliardi di crediti di imposta. Sono soldi delle banche ma il governo dice: te li pago domani, non oggi. Domani quando? Domani, domani…

Di queste notizie e soprattutto della chiarezza con cui vengono divulgate siamo debitori a Federico Fubini (Corriere della Sera).