America Oggi in crisi, perché? Andrea Mantineo spiega

di Andrea Mantineo
Pubblicato il 4 Maggio 2015 12:52 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2015 12:52
America Oggi in crisi, perché? Andrea Mantineo spiega

America Oggi in crisi, perché? Andrea Mantineo spiega

ROMA – Andrea Mantineo direttore e anima di “America Oggi” il giornale fatto a New York in lingua italiana, spiega in questo articolo le ragioni della crisi della testata.

America Oggi è stato fondato nel 1988 da giornalisti, poligrafici e amministrativi licenziati dal quotidiano “Il Progresso Italoamericano”. La proprietà della società editrice, Gruppo Editoriale Oggi, è divisa in quote uguali (5%) tra i venti soci fondatori, 12 dei quali prestano ancora oggi la loro opera al giornale.

Attualmente, l’azienda attraversa una grave crisi finanziaria che costringe a non poter garantire il regolare pagamento degli stipendi futuri ai propri dipendenti, giornalisti e amministrativi. Riteniamo giusto spiegarne le cause ai lettori.

I ricavi di America Oggi derivano dalla vendita delle copie in edicola, dalla vendita di spazi pubblicitari (Display e Classified) e dai contributi del Governo italiano in base alla Legge 250 e successive modifiche.

Mentre i ricavi delle vendite in edicola si sono mantenuti in questi ultimi anni a un livello tutto sommato costante, quelli della pubblicità dal 2008 (anno di inizio della grande recessione economica) sono diminuiti di oltre il 50%. Tutto ciò risulta dai bilanci certificati in possesso della Presidenza del Consiglio e del Consolato di New York.

L’ammontare dei contributi del Governo italiano negli anni scorsi e fino a quello che si riferiva al 2012 (e da noi ricevuto nel 2014) è stato più o meno costante, come si può verificare consultando i dati sul sito del Dipartimento dell’Editoria della Presidenza del Consiglio. Per il contributo dell’anno 2013, sempre in base alla documentazione presentata, potevamo ragionevolmente aspettarci una cifra più o meno equivalente. Invece, in base a nuove norme istituite per la prima volta, tra i costi per la produzione della testata non sono stati accettati quelli per l’assicurazione sanitaria dei dipendenti, ammontanti a oltre 400 mila dollari.

Come si sa, in Italia il Servizio Sanitario Nazionale viene finanziato dalle ritenute sullo stipendio lordo dei lavoratori. Negli Stati Uniti non esiste un sistema sanitario nazionale. Per la copertura sanitaria dei dipendenti le aziende debbono stipulare accordi con società di assicurazione private e pagare mensilmente un premio per ciascun dipendente e i suoi familiari a carico. Questo costo non compare, naturalmente, nello stipendio lordo ma fa sempre parte dei costi del personale. Il rifiuto della Commissione di accettarlo è una evidente discriminazione nei confronti della nostra società editrice rispetto alle aziende italiane editrici di testate che, come America Oggi, ricevono i contributi in base alla legge sull’editoria.

Oltre al contributo sui costi per la produzione della testata, la legge prevede anche un contributo per ogni singola copia effettivamente venduta. Contributo che abbiamo ricevuto fino al 2012 e che per il 2013 non ci è stato riconosciuto. Ciò in base a una norma entrata in vigore per l’anno 2013 che richiede che per i giornali distribuiti congiuntamente venga determinato il “distinto prezzo di vendita di ciascuna testata”. Questa norma può avere una giustificazione in Italia, dove due quotidiani sono messi in vendita in edicola separatamente e, in base ad accordi tra le rispettive società editrici, i lettori che li comprano insieme usufruiscono di un prezzo scontato.

Da 15 anni, in base a un accordo stipulato tra il Gruppo Editoriale Oggi e il Gruppo Editoriale L’Espresso, l’edizione internazionale del quotidiano la Repubblica viene inserita in America Oggi senza alcun costo aggiuntivo per i lettori. I costi aggiuntivi per questa distribuzione congiunta vengono coperti dal Gruppo Editoriale L’Espresso attraverso rimesse mensili che fanno parte dei bilanci certificati che ogni anno il Gruppo Editoriale Oggi presenta alla Presidenza del Consiglio e in copia al Consolato di New York. Il Gruppo Editoriale L’Espresso non percepisce alcuna percentuale dei ricavi dalle vendite delle copie di America Oggi. Inoltre, l’edizione internazionale de la Repubblica non viene messa in vendita separatamente in alcuna edicola degli Stati Uniti.

Il “distinto prezzo di vendita di ciascuna testata” non può quindi essere determinato perché non esiste. Sia il Gruppo Editoriale Oggi che il Gruppo Editoriale L’Espresso hanno fatto pervenire alla Presidenza del Consiglio dichiarazioni sostitutive di atto notorio in tal senso. La Commissione le ha ritenute inidonee.

In conseguenza di ciò e degli ulteriori massicci tagli al fondo per l’editoria, decisi dal Governo retroattivamente quando America Oggi e gli altri circa 80 giornali italiani avevano già sostenuto e messo in bilancio i costi, l’ammontare del contributo per il 2013, ricevuto nei giorni scorsi, è inferiore di oltre un milione e mezzo di dollari rispetto a quello dell’anno precedente.

Questi sono i fatti e le cifre.

I fondi ricevuti consentono di corrispondere gli stipendi arretrati ai dipendenti, ai quali nei mesi scorsi sono stati dati soltanto degli anticipi. Non consentono però di garantire loro il pagamento degli stipendi futuri.

Di conseguenza, giustamente, alcuni dei dipendenti hanno deciso di fare domanda per il sussidio di disoccupazione che negli Stati Uniti è l’equivalente della cassa integrazione.

Non è però vera l’affermazione che America Oggi è “confezionato senza neppure un giornalista in redazione”. Infatti, a parte i giornalisti che hanno deciso di chiedere la cassa integrazione, ci sono sei dipendenti-azionisti che, pur non ricevendo stipendi da oltre un anno e mezzo, lavorano in redazione come hanno fatto da 27 anni e continueranno a farlo.

E’ inoltre senza fondamento l’affermazione che il Gruppo Editoriale Oggi abbia fatto “investimenti azzardati”. Tutti gli investimenti sono stati fatti in ottemperanza alla legge sull’editoria che vieta, in caso di utili derivanti dai contributi governativi, la distribuzione di dividendi agli azionisti ma impone di utilizzarli per il potenziamento dell’azienda. In questo spirito, oltre a potenziare l’organico redazionale, nell’anno 2000 abbiamo acquisito la società JB Offset Printing, che curava la stampa di America Oggi e di una quindicina di altre pubblicazioni. Otto anni fa abbiamo deciso di trasferire il giornale e il centro stampa in una sede più adatta a una azienda in costante crescita (con un organico di 42 dipendenti di America Oggi e 8 del centro stampa JB Offset). Abbiamo quindi acquistato un edificio e una nuova rotativa per sostituire quella “obsoleta” (aveva oltre 50 anni) non in grado di garantire un’adeguata qualità di stampa e l’uso del colore che ormai gli inserzionisti e i lettori richiedono.

Questi investimenti hanno indubbiamente migliorato la qualità del giornale e consentito una più razionale gestione dell’azienda. Purtroppo, la “grande recessione” del 2008 ha avuto come conseguenza un netto calo dei ricavi pubblicitari. A ciò si è aggiunto in questi ultimi anni il massiccio taglio, deciso dal Governo, del Fondo dell’Editoria.

Ecco quindi i motivi della crisi che mette a rischio America Oggi e decine di altre testate italiane. Gli appelli delle associazioni di categoria, Fieg (Federazione Italiana Editori Giornali) e Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana) al Governo non hanno purtroppo ottenuto finora alcun risultato positivo.