Augias contro Salvini in tv. Memorie di un libro letto anni fa: L’eleganza del riccio e del porcospino

di Antonella Del Sordo
Pubblicato il 6 Dicembre 2020 12:54 | Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre 2020 13:12
Augias contro Salvini in tv. Memorie di un libro letto anni fa: L’eleganza del riccio e del porcospino

Augias contro Salvini in tv. Memorie di un libro letto anni fa: L’eleganza del riccio e del porcospino

L’eleganza del riccio è un libro che ho amato molto. Si parla di superficialità, di uomini che hanno perso la capacità di ragionare e apprezzare la cultura.

Augias vs Salvini, visto in tv. Nel libro L’eleganza del riccio si parla di uomini che vivono per stereotipi. Che non vedono le qualità individuali altrui e che forse non ne hanno di proprie.

E poi ci sono i protagonisti, che incarnano l’esatto contrario, sensibili e colti, con un occhio sempre vigile sul mondo. Che fuggono dal senso di vuoto che l’omologazione crea.

Renée, la protagonista, è una portiera e ne incarna, apparentemente e volutamente, tutti gli stereotipi. Passa le ore alla tv per non deludere le aspettative del ruolo che ricopre.È trasandata, scorbutica e di poche parole. 
Per i condomini del ricco palazzo borghese nel cuore di Parigi, è invisibile. 
Renée in realtà è amante della musica, della filosofia e dell’arte. È una donna di rara cultura e la indossa con eleganza, quando la svela. Nel palazzo c’è anche Paloma, la figlia intelligente e studiosa di un ministro “vuoto” e aggressivo che è costretta a fingersi, per compiacere ai suoi coetanei, una mediocre adolescente priva di intelletto e di cultura. Ed è proprio perché rifugge la mediocrità della gente con cui vive, che pianifica di suicidarsi e dare una lezione di vita alla sua effimera famiglia.

Augias e Salvini in tv

Forse non è un caso se vedendo il programma CartaBianca di Bianca Berlinguer, nella puntata in onda su Rai 3 martedì 2 dicembre, mi è tornato in mente questo libro che ho letto tantissimi anni fa. Un libro imbevuto di amore per il bello, sofisticato e di buoni sentimenti.

Un elegante Augias, dai toni pacati e i modi composti. Come la discussione politica che intavola. E la storia del paese che rappresenta.
Un Salvini, arrogante e sgraziato, nel portamento  e nei contenuti. Come la politica che incarna e l’Italia cui si rivolge.

Lingue e linguaggi così distanti, da non potersi incontrare mai (e per fortuna, aggiungo io).
Lo spessore verso il pressapochismo. La cultura dei libri verso l’ignoranza dei social. L’apparenza verso la sostanza. 

E così mentre Augias tentava di parlare di democrazia illiberale, di Ungheria (che non firmando il bilancio europeo sta bloccando il recovery fund) e di diritti umani, Salvini parlava da solo, sciorinando come un mantra i capisaldi della sua (ormai obsoleta e noiosa) perenne campagna politica. Immigrati, condono e pace fiscale,  famiglie etero. E’ riuscito addirittura, in maniera sconclusionata, a parlare di una fantomatica legge sull’utero in affitto (assolutamente illegale in Italia).

30 minuti esilaranti

Sono stati 30 minuti esilaranti, dove  qualunque spunto di ragionamento, colto e garbato, veniva deviato su argomenti  privi di contenuto e fuori contesto. E lo vedevo, Il saggio Augias, completamente a disagio, per il confronto indignitoso. E pensavo fra me e me  “ora si alza e se ne va. Si sì! Ora saluta con altrettanto garbo e lascia la scena al goffo e scomposto porcospino. Invece no. Con aplomb ha tentato fino all’ultimo di riportare al discussione su un piano sostenibile.

“Hai la capacità di mettere tutto dentro come un frullatore”,  gli ha detto Augias, dopo pochi minuti di intervista. “Salvini, si contenga” ha aggiunto dopo un’altra manciata  di minuti.

E quando Salvini dentro a quel frullatore, ha fatto la  proposta, forse sensata e condivisibile, di fare un saldo e stralcio per i debiti erariali ( solo quelli dichiarati e sotto quelli sotto i 10 Mila euro), io mi ero già stancata. Non sentivo neanche più la sua voce, ma solo l’eco.

E ho cambiato canale.