Berlusconi, concussione. Salvato dalla Severino: è lo jus superveniens

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 19 Luglio 2014 9:34 | Ultimo aggiornamento: 19 Luglio 2014 9:34
Berlusconi, concussione. Salvato dalla Severino: è lo jus superveniens

Ruby. Berlusconi, secondo la Corte d’Appello, non sapeva che fosse minorenne. Fu lui a volere la legge contro la prostituzione minorile

Che la condanna fosse stata troppo dura nei confronti di Berlusconi era apparso subito evidente.

Tuttavia è necessario comprendere bene il significato della sentenza di assoluzione che è intervenuta in appello.

Per il reato di prostituzione minorile, è abbastanza chiaro che la Corte, a fronte del dubbio sulla circostanza centrale della consapevolezza da parte di Berlusconi della minore età di Ruby, ha ritenuto che questo dovesse tradursi pro reo , come è logico che sia del resto.

Più arduo appare comprendere la motivazione che ha indotto i Giudici di appello alla riforma della sentenza nella parte in cui condannava il cavaliere per concussione.

Come è noto, la legge Severino, successiva all’epoca del reato contestato, ha modificato profondamente il reato di concussione, introducendo la diversa ed autonoma figura di concussione mediante induzione, prevista dall’art 319 quater c.p. e rubricato come “induzione indebita a dare o promettere utilità “.

La concreta applicabilità della norma e soprattutto le differenze con la concussione per costrizione, avevano creato problematiche tali da imporre una pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione affinché, attraverso una sua interpretazione si comprendesse bene il significato della norma introdotta dalla novella 190/12 , cosìddetta legge Severino.

La Corte , nell’ottobre dell’anno scorso ha quindi chiarito che affinché si possa parlare di “induzione indebita ” occorre che il concusso sia stato spinto ad agire per conseguire un “ingiusto vantaggio”

Nel caso di specie quindi con ogni probabilità la Corte ha ragionato ritenendo che l’allora capo di gabinetto Ostuni che ha ricevuto la telefonata di Berlusconi che, senza minaccia o costrizione, lo induceva a rilasciare la marocchina, per effetto della nuova norma introdotta avrebbe dovuto rispondere del nuovo reato di induzione indebita e non di concussione, ma che tale norma fosse poi inapplicabile perché il funzionario concusso, dalla liberazione di Ruby, non avrebbe tratto quell’ingiusto vantaggio che la Cassazione ha ritenuto necessario perché il reato possa dirsi consumato.

In altri termini, ancora una volta, lo ius superveniens, voluto o meno, è tornato utile a Berlusconi.