Borneo, diario di viaggio, a Kuching, oasi di quiete nel caos asiatico, memoria di Peter Brooke, raja di Sarawak

Diario di viaggio. Nel Borneo, a Kuching, oasi di quuiete nel caos asiatico, all'ombra di James Brooke, il raja bianco di Sarawak

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 6 Agosto 2022 - 12:37
Borneo, diario di viaggio, a Kuching, oasi di quuiete nel caos asiatico, memoria di Peter Brooke, raja di Sarawak

Borneo, diario di viaggio, a Kuching, oasi di quuiete nel caos asiatico, memoria di Peter Brooke, raja di Sarawak

Nel Borneo, Kuching – mezzo milione di abitanti sistemati tra il fiume Sarawak e la foresta pluviale – è la città più importante. Il Borneo è l’isola equatoriale che la Malesia divide con l’Indonesia.

Qui atterra in perfetto orario nel mezzo di una tempesta tropicale il volo Air Asian decollato un paio di ore prima da Kuala Lumpur.

Nota anche come la “città dei gatti” – in Malé il suo nome significa proprio gatto- Kuching è un insediamento urbano relativamente recente.

L’attuale territorio cittadino fu praticamente fondato dal nulla nel 1838 dall’avventuriero britannico James Brooke. L’aveva avuto in dono dal Sultano del Brunei per l’aiuto che l’inglese gli aveva dato nello sconfiggere il cugino, il viceré Pengiran Indera Mahkota. Costui era un coltissimo letterato educato in Olanda. Ma anche uno schiavista che governava con ferocia i territori amministrati per conto del ricchissimo parente del Brunei.

James Brooke, il raja bianco nel Borneo

Brooke, un po’ per convinzione politica – era pur sempre un suddito british di Sua Maestà- un po’ allettato dalle promesse del sultano, con un migliaio di cinesi addestrati dalla Royal Army e un gruppetto di tagliatori di teste Dayak, in pochi mesi liquida l’esercito occupante. Poi fa la pelle al poeta e libera il territorio del Sarawak restituendolo al sultano del Brunei, ottenendo in dono quella parte su cui sorse la città di Kuching.

Grazie allo spirito affaristico di James Brooke, la città cresce a ritmi vertiginosi diventando un grande centro commerciale, come è facile intuire dalla stessa attuale architettura della città che ne testimonia la vocazione imprenditoriale.

Mercati, magazzini, uffici di navigazione, sono disseminati in tutta la città, con una assoluta predominanza delle insegne in mandarino. A riprova che anche nel Borneo, come del resto in tutta la Malesia, la diaspora cinese è la parte più attiva e ricca della società. Per un terzo almeno, essa è figlia del “celeste impero”.

Il fiume Sarawak, è indubitabilmente il cuore di Kuching, la vita sociale si svolge sulle sue sponde.

Alla sera, quando l’afa diventa più sopportabile, giovani e meno giovani e soprattutto tante silenziose famigliole, si riversano sul lungo fiume. È illuminato dalle luci di decine di bancarelle che creano quella tipica atmosfera di rilassatezza asiatica.

Un delizioso Street food che sicuramente non piacerebbe agli insopportabili cuochi sapientoni che ammorbano i nostri palinsesti televisivi.

Ma la sera finisce presto a Kuching.

Il Borneo non conosce lo sfavillio delle luci e il rumore assordante di Kuala Lumpur.

È il silenzio la nota predominante in questa dimensione, un tratto che le megalopoli asiatiche hanno perso da tempo.

Qualcosa di rigenerante, una sensazione di benessere che ti ripaga dalla fatica di essere arrivato dall’altra parte del mondo.