Antonio Buttazzo

Carceri, il decreto di fine anno e l’indulto mascherato

Carceri, il decreto di fine anno e l'indulto mascheratoROMA – Seppure velatamente , il decreto di fine anno varato dal governo ha emanato una sorta di indulto mascherato non si capisce bene da cosa. Ancora una volta a misure di intervento strutturali sul problema carcerario si è preferita la solita soluzione emergenziale che alla fine crea più problemi di quanti si proponga di risolverne.

Con qualche mostro giuridico di cui bisogna dare conto. L’art. 4 del decreto 146/13 ha infatti disposto che lo sconto previsto per ogni semestre di pena espiato passasse da 45 giorni a 75 , in pratica 5 mesi di sconto di pena ogni anno effettivamente scontato ,si intende, serbando una condotta regolare. Insomma, quasi metà della pena viene condonata. Sono scelte per quanto criticabili, frutto di valutazioni politiche ,anche se furbescamente rese con un minore impatto mediatico rispetto l’annuncio apertis verbis di un provvedimento di clemenza che allarmerebbe gli elettorati di riferimento.

Il problema è un altro e di non poco conto ed attiene alla assurdità di prevedere che il beneficio sia limitato nel tempo. La Legge infatti prevede che detto beneficio abbia efficacia solo per due anni dalla entrata in vigore della legge ed è retroattiva a far data dal 1 gennaio del 2010. In altri termini una sostanziale rideterminazione della pena inflitta da un giudice ,in contrasto con le esigenze di certezza della pena, ed una assurda sperequazione di trattamento rispetto a chi quella pena dovrà scontarla dopo due anni dalla entrata in vigore del decreto legge 146/13 Sono i risultati di una legislazione perennemente emergenziale, ispirata da una classe politica incapace di scelte chiare per quanto impopolari.

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