Cile in pieno boom. Ma la tragedia di Allende 40 anni dopo..

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 2 Settembre 2015 10:18 | Ultimo aggiornamento: 7 Settembre 2015 8:41
Cile in pieno boom. Ma la tragedia di Allende 40 anni dopo..

Salvador Allende (a destra) e Augusto Pinochet, prima suo alleato poi sua nemesi

SANTIAGO DEL CILE – L’inverno australe ti aspetta appena all’uscita del moderno aereoporto Benitez Merino di Santiago del Cile ed il freddo pungente della Cordillera andina suggerisce di sostituire immediatamente bermuda e t-shirt con pantaloni lunghi ed indossare maglione e giacca a vento.
Scampato al consueto traffico delle capitali sudamericane, la pacificata Santiago, la piu’importante tra le decine di cittàdedicateal Santo più noto in america latina, San Giacomo, ti appare subito sicura del ruolo trainante della economia del continente che ha assunto il Cile.
Costruzioni in vetro cemento fanno ombra (quelle rare volte in cui si vede il sole) ai signorili edifici primi del secolo del barrio Providencia, un po’diverso dalle solite enclave per ricchi e criollos che sono tipici delle capitali sudamericane,contrapposte alle baraccopoli delle estremità o alture di quelle città.
I paesi del Cono Sur dell’America latina, con il Cile anche l’Argentina e l’Uruguay, a differenza del resto dei Paesi del continente, hanno avuto una storia diversa testimoniata dalla presenza di un embrione di classe media e di un proletariato pressoché sconosciuto in Brasile o Venezuela, per fare un esempio.
Ciò spiega in buona parte percheé Santiago o Buenos Aires o Montevideo abbiano “periferie” e non “favelas” come a Rio de Janeiro o Caracas.
Le Favelas sono luoghi propri delle masse di emarginati e di marginali provenienti dalle provincie e non solo, ma non lo sono del proletariato urbano operaio.
Insomma Santiago è molto simile ad una città europea ed al tempo stesso molto americana, poiché giovane e fortemente proiettata nel futuro.
Verso il centro della città, cominciano a scorgersi le poche vestigia coloniali di un patrimonio urbanistico che Santiago non ha saputo preservare a differenza di Quito, Habana o Cartagena, anche se oggi il livello di cura dei monumenti è senz’altro migliore che altrove.
Centro geografico, oltre che politico di tutto il Cile e non solo di Santiago è La Moneda, barrio che dà il nome al Palacio presidencial, oltre che ad un noto centro culturale.
È difficile osservare questo palazzo e non ripercorrere la tragedia della dittatura che ha afflitto il Cile dai primi anni 70 per quasi vent’anni.
Una dittatura diversa dalle decine apparse in quegli anni e seguite al “Plan Condor” con il quale il premio Nobel per la pace Henry Kissinger si proponeva di sbarrare il passo alle magnifiche e progressive sorti della dittatura del proletariato, solito pretesto delle classi dominanti per mantenere immutati gli equilibri del potere.
La peculiarità cilena risiedeva nel fatto che il solito Generalone non scalzava l’altro Generale che a sua volta aveva scalzato quello precedente.
In Cile in quegli anni al governo c’era un leader eletto democraticamente e con il placet persino dell’esercito, considerato sino al Settembre del 73 il più democratico del Sudamerica.
Due anni prima infatti era stato eletto un medico della alta borghesia criolla, colto, ottimo conversatore, amante del buon vino e delle donne nonché amico personale di tutti gli intellettuali del Paese a cominciare da Pablo Neruda, che per favorirlo rinunciò alla corsa presidenziale, praticamente aprendogli la strada alla vittoria.
Che fu netta.
Il popolo si espresse in massa a favore del piano blandamente socialista ma socialmente avanzato con il quale Salvator Allende intendeva guidare il Cile.
Ebbene quegli aerei che una grigia mattina del 1973 sventrarono La Moneda squassarono un sogno, quello di un governo democratico in un Paese e un Continente che l’aveva conosciuta molto poco.
I piani economici di Allende non erano quelli quinquiennali dell’URSS ma erano troppo “sociali”, più attenti al ceto popolare che a quello alto borghese.
Ciò provocò i timori che innescarono da parte dell’establishment finanziario cileno misure protettive quali serrate e scioperi quasi sempre manovrati, soprattutto nei settori chiave dei trasporti, che in breve tempo depressero l’economia, causando una penuria di beni di consumo e scarsità di servizi e conseguentemente gravi conflitti sociali.
Allende, per fronteggiare la grave situazione economico-sociale, avrebbe bisogno di aiuti internazionali e si rivolge all’amico Fidel Castro che però al massimo può prestargli l’aereo per andare da Breznev a Mosca.
Il Segretario del PC accoglie fraternamente il compagno Salvador Allende ma l’unico aiuto che gli darà, timoroso anche di non contrariare Fidel -incontrastato leader continentale e molto più utile strategicamente ai sovietici- consisterà nel dirottare delle navi che incrociavano nel Pacifico, piene di inservibile ferraglia residuata dalla seconda guerra mondiale verso il porto di Valparaiso, dove pure giungeranno ma solo quando el Doctor è gia sottoterra.
Allende quindi torna a Santiago a mani vuote e pensa di rivolgersi direttamente alla nazione, una provocatio ad populum tesa a sedare una situazione esplosiva.
Sa di potercela fare, gode ancora di grande popolarità tra i ceti medio-bassi.
Convoca il Gabinetto del Governo ma ha gia deciso.
Il suo più stretto collaboratore militare però lo convince a posticipare l’annuncio di tre giorni.
Questo è il tempo che manca al fidato consigliere Augusto Pinochet per armare l’aviazione ed avere il placet di Washington al Golpe.
Meglio che il popolo non sia allertato dalla capacità trainante del Presidente.
Il rinvio fu il grande errore di Salvador Allende che muore barricato sotto le macerie della Moneda con l’elmetto in testa ed il mitra in mano regalatogli da Fidel Castro.
Pablo Neruda , morirà pochi giorni dopo, il suo ministro dell’Interno ci rimetterà la pelle crivellato di colpi nel centro di Washington,mentre le università cilene vengono chiuse e viene aperta Villa Grimaldi, lugubre teatro dove andranno in scena gli orrori di quel tempo.
Ha inizio il periodo oscuro della dittatura clerico/fascista cilena, benedetta dalla Santa Sede che per prima con gli USA riconoscerà il governo golpista per mezzo del suo plenipotenziario cardinale primate del Cile e del suo Nunzio apostolico che serra le porte dell’ambasciata del Vaticano a Santiago, impedendone l’accesso ai dissidenti politici, contrariamente a quello che invece fece il consolato italiano che ne accolse, salvandoli, tanti.
(Per inciso, Pinochet apparirà qualche anno dopo affacciato su piazza San Pietro fraternamente abbracciato a San Giovanni Paolo II benedicente Urbi et Orbi).
Cominciò allora la diaspora dei tanti oppositori politici che non desaparecieron nelle notti cilene, esiliati verso Havana, Mosca, Berlino Est, ma anche Roma, dove giunsero gli Inti-illimani che allietarono (si fa per dire) per anni i festival dell’Unità con la loro noiosissima musica andina, per rassicurare il resto del mondo che “el pueblo unido jamas serà vencido”.
Anni dopo Pinochet, munito di conforti religiosi che non si negano a nessuno tranne ai suicidi, morirà dopo aver lasciato il potere e varato qualche legge ad personam ma non prima di essersi proclamato Senatore a vita per gli alti servigi prestati alla patria.
Incappa però prima in una spiacevole disavventura giudiziaria.
Convertitosi in mercante d’armi, media la vendita di carrarmati ed aerei da guerra col governo di Margaret Thatcher, che lo accoglie a Londra come un grande Statista ma è costretta a metterlo agli arresti domiciliari perché cosi vuole la giustizia spagnola amministrata dal Procuratore Baltasar Garzon, davanti a cui il Generalissimo è accusato di crimini contro l’umanità in generale e contro qualche centinaio di spagnoli in particolare.
Lo lasciano andare perché dicono medici di parte sia di cagionevole salute, afflitto da demenza senile ed altri malanni.
A Santiago scende le scalette dell’aereo che lo ha riportato in patria allegramente sorridendo e saltando i gradini a due a due, provocando un tardivo sdegno internazionale ed anche qualche risata nelle Cancellerie di mezzo mondo.
Ma i guai non finiscono per l’hidalgo sudamericano, perché la legge sulla “obediencia debida” e tre da lui volute e fatte approvare per salvaguardare la casta militare da antipatiche conseguenze dei crimini da loro commessi, vengono giudicate incostituzionali, cosa che del resto acccadrà anche in Argentina.
Parte il processo a Pinochet che però non si concluderà.
Una serie di rinvii dovuti alla asserita incapacità dell’anziano generale di stare in giudizio poiché ritenuto infermo di mente, trascinano la causa sino a quando l’Augusto cattolicissimo dittatore non tira le cuoia in una confortevole villa dell’esercito munito dei conforti religiosi cui teneva tanto.
Ancora oggi, la ferita di quegli anni è aperta , a Santiago ed in tutto il Cile.
In questi giorni è in discussione al Parlamento cileno una legge di cui è promotrice la senadora Maria Isabel Allende, figlia di Salvador, per escludere dai benefici statali chiunque sia stato colluso con la dittatura.
Il dibattito è in prima pagina su tutti i giornali ed apre tutti i telegiornali.
Si vedrà come andrà a finire ma ciò racconta quanto ancora brucino gli animi su quell’epoca.
Intanto, i ristoranti cileni sono pieni, nonostante siano carissimi, ed anzi uno di questi, “Astrid e Gaston”, è stato dichiarato il migliore del Sudamerica (per inciso, non vale il danaro che ci si spende, opinione personale) Mercedes e Suv scorazzano per le larghe Avenidas con sprezzo del pericolo (e dei pedoni) sfiorando e sfiorati da veloci collectivos (più frequenti e puntuali dei bus dell’Atac) per i quali il limite urbano di velocità è  una divertente trovata di qualche buontempone del Ministero dei Trasporti che sottovaluta le capacità al volante de los motoristas santiaguenhos come amano ripetere loro stessi.
La classe alta trascorre le vacanze a Vinha del mar o in Brasile o anche in Europa, quella media non se la passa male, il peso cileno si rafforza sul dollaro come si usa dire ed il Pil cresce a due cifre
Persino gli Inti-illimani hanno aggiornato il repertorio anche se si sono moltiplicati in più gruppi con il nucleo storico che però ci tiene a chiamarsi Inti-illimani tradicional, meglio evitare equivoci.
Dalle Ande spira insomma un vento freddo ma che rinfranca l’animo dei cileni.
Ed anche quello di chi li visita.