Coronavirus e fede. Fra Brosio, D’Urso e Salvini che differenza c’è?

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 9 Aprile 2020 7:31 | Ultimo aggiornamento: 9 Aprile 2020 0:36
Paolo Brosio

Coronavirus e fede. Fra Brosio, D’Urso e Salvini che differenza c’è?

ROMA – Per Paolo Brosio, Conte sta sbagliando tutto affidandosi alla scienza anziché a Dio. Una riflessione che me ne suggerisce un’altra.

Brosio non è Salvini, interessato solo a drenare il consenso degli ultras cattolici. O la D’Urso, che guarda i dati dell’auditel anche quando lessa le patate.

È vero che i due mettono in scena quei loro karaoke salmodiando accorate suppliche in favore dei trapassati. Ma fondo inscenano solo teatrini per deliziare i loro clienti dalla bocca buona. Salvini e la D’Urso, sono interessati alla salvezza delle loro e delle altrui anime anche meno di quanto lo sia io. Cioè zero.

Il fenomeno Brosio è molto diverso. Lui ci crede davvero. Appartiene a quella tradizione millenar-catastrofista che nei momenti difficili della storia ha avuto sempre altissima voce. È l’esaltazione di quel pensiero magico-consolatorio che assale gli spiriti deboli nei momenti di difficoltà.

Qualcuno di loro, un tempo blaterava di punizioni divine e di fine del mondo per le pubbliche vie e nelle bettole. Le loro performances per lo più si concludevano con l’oste che gli assestava un calcione nel sedere. Oggi allietano il prossimo sui social. E difficilmente trovano un barista a farli tacere.

Finisce anzi che l’Huffington Post gli dia voce e gli dedichi spazio. Ed è questo il dramma.