Coronavirus e Messe. Vaticano ricorda a Conte il suo debito: Riapra

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 29 Aprile 2020 7:02 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2020 1:01
Coronavirus e Messe. Vaticano ricorda a Conte il suo debito: Riapra

Coronavirus e Messe. Vaticano ricorda a Conte il suo debito: Riapra (Nella foto Ansa il premier con Papa Francesco)

ROMA – La nascita del Governo Conte-bis è sicuramente legata alle decisioni assunte dalla Santa Sede qualche mese fa.

Qualche debito di riconoscenza questo Governo lo ha con il Vaticano.

Tuttavia, nonostante le pressioni ricevute, ed i contatti frenetici intercorsi tra la ministra Lamorgese e la Cei, nella Fase 2 Conte non ha previsto il ritorno alla riapertura delle chiese per la celebrazione della Messa.

E da Oltre Tevere gli fanno subito notare: se chiudi le chiese poi apri qualche problema giuridico di carattere internazionale.

L’art. 2 del Concordato impegna lo Stato italiano a garantire la piena libertà della Chiesa Cattolica nell’organizzare ed esercitare il culto.

Deve essere assicurata la continuità pastorale della Chiesa.

È un vincolo internazionale sancito da un trattato.

La Cei ha ragione, o Conte apre le Chiese o Bassetti denuncia la violazione degli accordi di Villa Madama del 1984.

Emergono così i limiti di un regime pattizio, antistorico ed oggettivamente contrario agli interessi italiani.

Un accordo che vincola solo l’Italia sostanzialmente.

E dato che ci sono, dalle Sacre Stanze gli fanno notare anche qualcosa di più.

Che se lui è lì, è perché un delegato Cei (non si è scomodato neanche Bassetti) ed i potenti gesuiti di Civiltà Cattolica, hanno chiesto a Zingaretti una scelta.

Di abbandonare l’ostilità alla nascita di un Conte bis dopo la crisi di Governo aperta sul bagnasciuga del Papeete beach.

Oltre Tevere non vogliono Salvini.

E non ci sono veti in Europa per Conte, per quanto non è che si sia comportato benissimo quando spalleggiava Giggino e Felpino nelle loro crociate da armata Brancaleone contro Bruxelles.

Un aperitivo con la Merkel, con tanto di sussurri in inglese e risatine alle spalle di quei due, ha messo poi a posto le cose.

Berlino si fida di lui e quindi anche Bruxelles.

Salvini agli occhi della Santa Sede e della Ue, ha scontato tutta la sua inadeguatezza.

Testimoniata dall’avere inviato addirittura i crani rasati di quelli di Casa Pound fin sotto il soglio pontificio.

Praticamente i loro striscioni sventolavano di fronte alle finestre di Bergoglio.

E questo dopo aver sbeffeggiato per un anno Junker e la sua commissione.

La benevolenza mostratagli dalla Santa Sede ha però un costo.

Ed una parte del conto glielo hanno presentato adesso.

Apra le Chiese quindi e non discuta.