Corte di Cassazione, il covid ha ridotto gli avvocati a e-mail, diritto alla difesa un hashtag

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 15 Novembre 2020 18:45 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2020 17:36
Corte di Cassazione, il covid ha ridotto gli avvocati a e-mail, diritto alla difesa un hashtag

Corte di Cassazione, il covid ha ridotto gli avvocati a e-mail, diritto alla difesa un hashtag

C’era una volta l’Albo degli Avvocati Cassazionisti. Vi erano iscritti degli anziani signori dai capelli bianchi.

Erano i soli tra gli avvocati autorizzati a comparire davanti ad altrettanti anziani signori canuti, seduti dall’altra parte, in un’aula solenne, dove erano assisi su degli austeri scranni. Era la Corte di Cassazione. Essere iscitto in quell’Albo era il coronamento della carriera forense. Il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori (che comprendono anche la Corte Costituzionale, il Consiglio di Stato), era il sogno di ogni giovane avvocato.

Davanti quella Curia, si discetta di questioni di diritto, il fatterello non trova ingresso nelle valutazioni di quell’alto consesso.

Lì si realizza la funzione nomofilattica della giurisdizione, cioè la garanzia dell’osservanza della legge e la sua uniforme interpretazione.

Per renderla effettiva sono necessari arnesi concettuali che sanno utilizzare solo avvocati e giudici esperti.

Un Albo ormai senza significato

Bene, oggi, di fatto, essere iscritti in quell’Albo, non ha più molto significato.

Il processo di smaterializzazione del processo penale, la cartolarizzazione che incombe sulla realtà giudiziaria ha reso del tutto inutile l’esistenza dell’Albo degli Avvocati Cassazionista istituito negli anni 30.

La presenza fisica nelle aule della Corte Suprema di Piazza Cavour è diventata adesso una mera eventualità.

L’udienza in presenza bisogna che sia sollecitata con la tempestività richiesta dalle nuove leggi.

La regola è la trattazione del processo mediante l’invio di una  mail a cui viene allegata qualche paginetta di “conclusioni scritte” che sostituiscono l’articolazione di una discussione orale.

Chiunque si sia misurato con questa professione conosce la differenza tra la fredda trasposizione su carta delle argomentazioni giuridiche e la forza evocativa della parola.

Almeno nel processo penale

Di fatto, oggi, il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, è ammesso a chiunque abbia accesso alla Pec di un avvocato cassazionista.

L’invio all’indirizzo di posta certificata della Corte di Cassazione,  equivale a trattare il processo davanti alla Corte Suprema.

Chiunque potrebbe farlo.

Anche il praticante di studio appena laureato.

Rendere eventuale la presenza del difensore significa svilire il significato della distinzione tra gli avvocati.

Norme temporanee si dirà.

Dovute alla eccezionalità della situazione sanitaria.

È legittimo nutrire qualche dubbio.

Infatti la disciplina (intanto) è stata estesa anche al giudizio d’appello.

La realtà è che il processo di smaterializzazione del processo penale è parte di un disegno più ampio teso a limitare il diritto ad una difesa effettiva, tra i quali è compreso il diritto a comparire personalmente davanti al proprio giudice, sia pure per mezzo del proprio difensore.

Per contro esistono le ragioni dell’Amministrazione, che sono economiche, politiche ed oggi anche sanitarie.

Quanto possano (e debbano) prevalere sulle ragioni della Giurisdizione, definisce il valore di una civiltà giuridica.