Decreto Sicurezza, la paura del nero fa 90, Salvini fa il pieno di consensi

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 29 novembre 2018 10:11 | Ultimo aggiornamento: 29 novembre 2018 11:01
Decreto Sicurezza, la paura del nero fa 90, Salvini fa il pieno di consensi, poi...

Decreto Sicurezza, la paura del nero fa 90, Salvini fa il pieno di consensi, poi…

Approvato il cosiddetto decreto Salvini grazie al voto di fiducia dei partners di Governo, convinti evidentemente che il favore gli sarà restituito quando si tratterà di approvare la legge sul reddito di cittadinanza, tema fondante tutta la propaganda a 5 stelle.
Staremo a vedere.
Per intanto, Salvini massimizza il consenso attraverso l’approvazione di norme contenute in un decreto che solo una stortura semantica può definire “sulla sicurezza”.
Esse infatti, con la sostanziale abolizione dei permessi di soggiorno per protezione umanitaria e del sistema Sprar, sortiscono il solo effetto di trasformare migliaia di cittadini extracomunitari in individui privi di diritti, facile preda della criminalità organizzata, fatalmente indotti al crimine causa la precarietà di uno stato giuridico che, se assicurato, favorirebbe invece la loro completa integrazione.
Il decreto, straccia il principio di uguaglianza e quello di solidarietà sancito dall’art. 10 della Costituzione.
I valori fondanti della nostra Carta Fondamentale vengono sacrificati ad una mistica radical-xenofoba che ha come unico fine quello di incatenare alla paura gli italiani.
Brandendo un antico feticcio ideologico (la paura dello straniero), Salvini consolida la propria autorità sui partners di Governo, trasformando dei velleitari (ed inconcludenti) alleati, in semplici comparse alle prese con una impossibile quadratura dei conti pubblici che permetta loro di trasformare 5 milioni di dignitosi poveri in masse di indigenti assistita da (una improbabile) misericordia statale.
Una strategia, quella del Ministro degli Interni, che non trova alcuna opposizione né a sinistra, dove ancora si discute del dopo Renzi (sic!), né all’interno della stessa coalizione di Governo, con un premier relegato al ruolo di comparsa ed un balbettante ministro della Economia, in teoria depositario della corretta tenuta dei conti pubblici, costretto un giorno si ed uno no a banchettare a Bruxelles con i detestati Juncker e Moscovici, cercando di convincerli della bontà di una manovra scellerata destinata ad impoverire le prossime generazioni.

In attesa delle prossime elezioni politiche, quando la Lega, con i suoi consensi, manderà gli sprovveduti grillini allegramente a mietere il grano.