Di Maio non blocca solo le alleanze locali con il Pd, blocca il Governo e l’Italia

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 19 Luglio 2020 7:04 | Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2020 20:31
Di Maio (nella foto) non blocca solo le alleanze locali con Pd, blocca l'Italia

Di Maio non blocca solo le alleanze locali con Pd, blocca l’Italia

Diventano sempre più difficili gli accordi tra i 5stelle e il PD sui candidati alla guida delle Regioni.

La ritrosia dei grillini ad alleanze organiche con il partner di Governo è anche comprensibile. Conte è occupato più che altro a creare un fronte progressista anti sovranista. Quindi sempre più distante dal Movimento. E con una prevedibile emorragia dei consensi, una alleanza stabile con il PD significherebbe condannare il Movimento all’irrilevanza politica.

Del resto la natura post-ideologica dei 5stelle favorisce qualsiasi alleanza.
E lo abbiamo visto. Tuttavia il problema, quanto meno in prospettiva, non è questo.

All’interno dei 5stelle si agitano diverse anime e lo sappiamo.

Ma tutte più o meno convergono verso un unico obiettivo. Diventare “centrali” nella formazione di qualsiasi alleanza di Governo.

Non hanno voluto il maggioritario

In un sistema elettorale che non ha mai saputo (o voluto) convertirsi in maggioritario puro, conta ogni singolo voto. La percezione dell’elettorato grillino deve essere quella di contare qualcosa.

Il potere di interdizione in seno al Governo (e alla formazione del Governo) è centrale. Il simpatizzante 5stelle apprezza la capacità di mettersi di traverso in qualsiasi decisione politica.

Dalla Val di Susa all’Ilva (scomparse dall’agenda del Movimento), dal Mes ad Autostrade, i 5stelle raccolgono il plauso dei loro simpatizzanti quando si “oppongono”. Qualsiasi cosa questo voglia dire se riferita al Movimento grillino.

Non risolvono i problemi, li agitano

Non sono interessati a risolvere i problemi, loro si limitano ad agitarli. Sfumato è il sogno che pure hanno accarezzato Grillo e Casaleggio di essere i detentori di un potere assoluto sbancando le elezioni. Resta lo strumento della Realpolitik. Che pur declinata per più nobili fini, in fondo è congeniale a tutti i qualunquisti del mondo.

Paradossalmente il dimagrimento (certo) dei consensi fornisce al Movimento un’arma in più. Di Maio lo ha capito e cerca in tutti i modi di farlo capire agli altri. Tiene in ostaggio Conte impedendogli di perseguire una azione politica a lungo raggio. Possibile solo con risorse economiche (europee) a cui si oppone con tutte le forze.

Non si può dire che Di Maio non stia riuscendo ad irrobustire la debolezza che gli deriva dalla perdita del consenso elettorale.
Ha capito che per avere potere non servono i voti.
Ha capito che il potere lo ha chi impedisce ad altri di esercitarlo.

Zingaretti ostaggio di Di Maio

E tiene in ostaggio anche Zingaretti al quale detta l’agenda di Governo, contribuendo non poco a snaturare la linea politica del PD. Oramai incapace di tenere la linea su temi sensibili all’elettorato di sinistra. Quali, da ultimo, la revisione del Memorandum Italia-Libia, sottoscritto da Gentiloni e Minniti. E prorogato dal precedente Governo giallo-verde. In ordine al quale l’assemblea nazionale del PD si era espressa all’unanimità, sollecitandone l’abrogazione o quanto meno una radicale modifica.

Solo uno dei temi sui quali la Sinistra non ha saputo imporre alcuna discontinuità a fronte di scelte che appartenevano alla precedente esperienza di Governo.

Un bagaglio che il Movimento 5stelle ha portato in dote per intero al Partner di Sinistra.