Emilio Fede aveva il permesso o è evaso? A casa scontava la pena, come fosse in carcere

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 24 Giugno 2020 16:50 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2020 16:50
Emilio Fede (nella foto) aveva il permesso o è evaso? A casa scontava la pena

Emilio Fede aveva il permesso o è evaso? A casa scontava la pena

Quanto accaduto a Emilio Fede è il risultato di una narrazione farlocca che lui stesso nel tempo ha contribuito a veicolare.

Sono in molti a credere che “sotto i 4 anni non c’è la galera”. Diciamo che questa è la sciocchezza preferita da tutti i forcaioli un tanto al chilo. C’è chi, sdegnato, arriva a dire che la galera è esclusa fino a 5 anni.

Lo ripetono così tante volte che poi ci credono pure. Quella di una corretta comunicazione in materia giudiziaria è sempre stato un problema.

Cerchiamo di chiarirla.

Emilio Fede era in detenzione (e non agli arresti) domiciliare solo perché ultra settantenne.

Fosse stato più giovane, sarebbe finito direttamente a San Vittore.

Lì avrebbe scontato condanna definitiva a 4 anni e 7 mesi per aver favorito la prostituzione di un certo numero di ragazze nella nota vicenda delle cene eleganti di Arcore.

Una volta scontati 7 mesi (non importa né come né dove) per essere ammesso all’affidamento ai Servizi Sociali per i residui 4 anni (limite edittale entro cui ciò è permesso) il condannato deve avanzare la richiesta al Tribunale di Sorveglianza.

Il Tribunale, ricorrendone le condizioni di legge lo ammette. Oppure no. Non c’è alcun automatismo. Perché il Tribunale decida, passa anche un anno, a Milano un po’ meno.

Nel frattempo il condannato resta in detenzione domiciliare se detenuto a casa o in un luogo di privata dimora; in carcere se ristretto in un istituto penitenziario; in clinica o in ospedale se ammalato.

Salve le eccezioni previste dalla legge, tra le quali non sono incluse le spaghettate a via Caracciolo a Napoli di Emilio Fede.

Eccezioni sulle quali decide in via d’urgenza il Magistrato di Sorveglianza, cui lui dice di essersi rivolto senza però interessarsi della risposta, come capita spesso a chi si sente legibus solutus.

Difficile che il suo difensore non abbia spiegato a Emilio Fede a cosa sarebbe andato incontro.
Tecnicamente, allontanandosi dal luogo di reclusione, avrebbe dovuto rispondere del reato di evasione.

Per questo motivo è stato arrestato e per questo, una volta condannato in via definitiva, dovrà scontare un’altra pena che andrà ad aggiungersi ai 4 anni residui.

Inoltre, non beneficerà della riduzione di pena prevista nella misura di 45 giorni per ogni semestre effettivamente scontato per mancanza del requisito della buona condotta.

Insomma ha complicato un po’ la sua situazione giudiziaria.

E per ovviare a questo che, in casi del genere, gli avvocati si premurano sempre di capire se il condannato abbia compreso bene l’obbligo che gli corre.
Paga caro l’aver preso per buone le balle dei forcaioli.