Facebook, perché è giusto il documento: odio online non merita tutela

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 1 Novembre 2019 10:06 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2019 19:27
Facebook e Hate speech, perché è giusto il documento: odio online non merita tutela

Il logo di Facebook in una foto Ansa

ROMA – Social media e schedature digitali. La proposta di Luigi Marattin ha stimolato un accorato dibattito pubblico. Marattin, deputato renziano cresciuto fra Napoli, Brindisi e Ferrara, ha proposto che per aprire un profilo social si debba esibire un documento di identità, come per le schede telefoniche. Poche ore prima la stessa idea era stata lanciata dal regista Gabriele Muccino.

Sul web (non solo Facebook) corrono coltissime disquisizioni intellettuali. Sottilissime distinzioni concettuali.

Dissertazioni che partono dalla esigenza di proteggere la libertà di pensiero, passano per la tutela del diritto di espressione, ed arrivano ad equiparare lo sbaraccato mentale che passa le sue giornate ad insultare Emma Marrone su Twitter al promotore della Primavera Araba.

Lo sfaccendato che passa il suo tempo ad augurare la morte a Carola Rackete, è animato dalle stesse ragioni del manifestante cileno contro Sebastian Pinera.

Ha lo stesso coraggio dei manifestanti di Hong Kong contro il governo cinese. Quello che ha studiato “all’università della vita” e che per qualche motivo detesta Greta al punto di insultarla dal tinello di casa sua un giorno si e l’altro pure, diventa uguale all’oppositore di Putin in Russia.

Ha la tempra dei combattenti curdi che a Kobane fronteggiano l’Isis e le satrapie mediorientali di Erdogan e Assad.
Il fatto è che tra un augurio di stupro alla Boldrini ed una immaginetta di Padre Pio, tra la rievocazione dei forni crematori per la Segre ed un tenerissimo post con cagnolini e tramonti infuocati, l’odiatore seriale è attivissimo sul web.

Pubblica molto. Genera traffico. Quindi profitti. Non si illuda Marattin. Il sistema proteggerà se stesso. Chiamerà a raccolta pensosi intellettuali che elaboreranno raffinate analisi sociologiche per screditare la sua proposta di legge. E se necessario, non si farà scrupolo ad accomunare “stafava77” a Nelson Mandela.

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