Francia nel mirino del terrorismo. Ecco perché non possiamo non sentirci francesi

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 1 Novembre 2020 21:16 | Ultimo aggiornamento: 1 Novembre 2020 21:24
Francia nel mirino del terrorismo. Ecco perché non possiamo non sentirci francesi.

Francia nel mirino del terrorismo. Ecco perché non possiamo non sentirci francesi.

Francia nel mirino del terrorismo islamico. E dell’espansionismo del nuovo sultano turco. Ecco perché non possiamo non sentirci francesi.

Sono quelli che hanno inviato i caccia bombardieri nel Mediterraneo per difendere la Grecia dalle minacce turche, quelli che si oppongono strenuamente all’ingresso della Turchia nella UE e denunciano l’appoggio di Erdogan agli Azeri nel Nagorno Karabakh.

E poi c’è quel vecchio chiodo fisso che hanno i francesi. La laicità delle istituzioni.
Ce ne è a sufficienza per scorgere le ragioni dell’odio che il radicalismo religioso musulmano sta rovesciando sulla Francia e sui francesi.

Dopo gli spari le bombe è arrivato il momento dei coltelli, pronti a fendere le gole degli infedeli. Mettendo in scena una macabra rappresentazione dal valore fortemente e volutamente simbolico.

La nouvelle vague del terrorismo islamico decapita le sue vittime. Perché vuole che a rotolare per terra siano i principi di una civiltà che non riconoscono. E a cui si oppongono.

Terroristi che allevano le loro paranoie in un brodo di coltura favorito dalla difficile integrazione di questi giovani. Che faticano ad accettare i valori laici che fondano i principi dell’Europa.

Ma intanto sono diventati il facile strumento nelle mani di satrapie spregiudicate, che li utilizzano per i loro disegni geopolitici.

Alle mire del panarabismo degli anni 60 e 70, illusoriamente amplificato dal profumo dei petrodollari, si è sostituita la più concreta ambizione della “Grande Turchia”. Il sogno neo-ottomano di Ankara.

Erdogan progetta di estendere la sua influenza in tutto il Mediterraneo, per quasi un secolo fuori dalla sua sfera di interessi.

Per farlo ha bisogno di una forte presenza in Libia. Dove però si scontra con gli interessi dei francesi che si muovono tra il golfo della Sirte e i deserti della Cirenaica  con grande scaltrezza e non poche ambiguità. Dato che ufficialmente appoggiano Serraj ma trattano anche con Haftar.

In altri termini, una volta divisa con i russi la presenza militare sul territorio, è Macron a rappresentare un ostacolo per gli interessi turchi in Libia. E quindi nel Mediterraneo.
Che sono strategici ai loro fini.

Controllando le coste della Libia e quindi dei flussi migratori, Erdogan tiene puntata sull’Europa un’altra pistola alla tempia. Dopo averla già spianata, a seguito della crisi siriana, ai confini greci del vecchio continente.

Per Erdogan è Macron il nemico, l’ostacolo ai suoi progetti. Tant’è che per tratteggiare la sua ostilità, ha evocato la Prima Crociata, non a caso quella indetta in Francia, a Clermont, nel 1095.

Il Sultano turco ritiene, forse anche con qualche fondatezza, che la politica estera dell’Eliseo sia stata  appaltata dal Quai d’Orsay alla redazione di Charlie Hebdo.

Quelle pubblicazioni rappresentano quanto di più ostile possa immaginarsi agli occhi del radicalismo islamico. Che tende oggi ad identificare la libertà d’espressione come una aggressione ai danni dell’Islam e degli islamici.

Un obiettivo facile in fondo, colpire la Francia republicana e laica. Farlo per tutto il carico di significati che assumono quei valori agli occhi dei musulmani. Il 10% della popolazione d’oltralpe.

Erdogan ha intuito che, se istighi all’odio religioso, tra sei milioni di persone, qualcuno disposto a sgozzare un tranquillo professore di liceo o un quieto sagrestano in una cattedrale lo trovi di certo.

Questo è il grande problema che deve affrontare Macron oggi.

Affermare i valori fondanti della Republique, significa tenere aperto un fronte di guerra contro le mire espansionistiche di Erdogan.

E lui lo sa.

Ci piacciano o no Macron e i vignettisti Charlie Hebdo, chiunque abbia a cuore la laicità dell’Europa, dovrà restare accanto alla Francia.