Franco Cordero, grande giurista, è morto a 92 anni. Il commosso ricordo di un allievo

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 9 Maggio 2020 11:23 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2020 11:23
Franco Cordero, grande giurista, è morto a 92 anni. Il commosso ricordo di un allievo Antonio Buttazzo

Franco Cordero, grande giurista, è morto a 92 anni. Il commosso ricordo di un allievo (Foto da video Youtube)

Se n’è andato Franco Cordero, il più  geniale, colto e caustico dei processual-penalisti. Aveva quasi 92 anni, essendo nato a Cuneo nel 1928.

Lo devo a lui se ho fatto l’avvocato occupandomi di diritto penale.

Dalle sue lezioni si usciva con le vertigini.

Quella costruzione della frase, l’arguzia dei suoi ragionamenti, i gustosi calembour con i quali arricchiva le sue dotte spiegazioni, provocavano un piacevole effetto di straniamento che durava almeno tutto il giorno dopo la lezione.

A lezione da Franco Cordero

La lettura di testi come “Riti e sapienza del diritto”, “Criminalia”, “Fiabe di Entropia” e tanti altri ancora, col tempo mi hanno fatto amare la procedura penale. Una materia come avrebbe detto lui, per cerusici del diritto, sicuramente meno blasonata degli altri e più nobili rami della sapienza giuridica.

La Pratica Rerum Criminalorum ha avuto dignità dottrinale piuttosto tardi rispetto al diritto Civile o allo stesso diritto Penale, come amava ripetere lui.

Ma Cordero è stato anche uno storico controcorrente.

Come quando bollava come terrorista di Stato un eretico manipolatore di masse e complottista. Come fra’ Girolamo Savonarola, finito sulla forca e al rogo dove lo avevano spedito i suoi confratelli per le sue ardite visioni teologali.

Controcorrente perché scriveva un corposo libellum sul frate ferrarese, proprio quando la storiografia ufficiale e soprattutto le gerarchie ecclesiastiche cominciavano a riabilitarlo.

Un rapporto singolare quello delle autorità ecclesiali con Cordero.

Il professore è stato anche un filosofo del diritto, materia che ha insegnato all’Università cattolica di Milano fino al 1969. Fino a quando non fu cacciato via per la eterodossia delle tesi contenute in un suo testo, “Gli Osservanti”.

Il libro non era affatto irrispettoso della sensibilità religiosa.
Ma alcuni passaggi erano apparsi eretici a Carlo Colombo, vescovo e teologo milanese di chiara vocazione censoria.

Cordero soffrì molto per quell’attacco. Fece ricorso, arrivò sino alla Corte Costituzionale, ma perse la causa.

Licenziato dalla Cattolica di Milano

Fu licenziato dall’università cattolica ma ebbe la prestigiosa 1 cattedra di procedura penale alla “Sapienza” a Roma.

Quell’ormai introvabile e prezioso pamphlet, “Risposta a Monsignore”, in cui stigmatizzava la decisione dei vertici della università cattolica, è una straordinaria testimonianza della resistenza di uno spirito libero contro l’oscurantismo clericale.

Si dedicò quindi all’insegnamento della procedura penale scrivendo quello straordinario Manuale su cui si sono forgiate generazioni di giuristi.

Un testo che definire semplicemente “Manuale”, quindi uno strumento utile o necessario per prepare un esame  è riduttivo, tanto quel libro è ricco di contenuti storici, filosofici, letterari.

È stato anche autore di romanzi.

Narrazioni geometriche.

Fredde come la sua testa di intellettuale piemontese sempre fuori dai giochi di potere romani.

Era uno che se non andava a piedi o su uno scassato motorino, prendeva il tram.

Cordero non ha mai ecceduto in enfasi, qualsiasi cosa dicesse o scrivesse.

Ma era un polemista nato, anche se lamentava spesso la fatica che costa confutare tesi stupide.

Aggiungo infine che se qualcosa di apprezzabile c’è nella mia preparazione professionale lo devo a lui.

Franco Cordero mi ha trasmesso la passione per lo studio.

Mi ha indirizzato a quella multidisciplinarità che ho sempre ritenuto centrale per la formazione umana prima che culturale.

Detesto gli iperspecialisti, quelli che se li sposti dal loro orticello non sanno proferir parola.

Le sue scorribande intellettuali nei tanti rami dello scibile mi hanno segnato.

È stato suo il modello di scrittura a cui mi sono sempre ispirato.

Ovviamente senza alcuna pretesa neanche di lambire la sua ineguagliabile cifra stilistica.

Non dimenticherò mai il suo timido e dolce sorriso, quando con una stretta di mano mi dichiarò dottore in giurisprudenza.

Quello sguardo è stato per me un viatico umano prima che professionale.

Grazie professore.

Le devo molto, veramente molto.