Gentiloni senza coraggio di cambiare i ministri, il Pd resterà in un angolo dove Renzi…

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 13 dicembre 2016 8:22 | Ultimo aggiornamento: 13 dicembre 2016 8:22
Gentiloni senza coraggio di cambiare i ministri, il Pd resterà in un angolo dove Renzi...

Gentiloni senza coraggio di cambiare i ministri (nella foto il nuovo Governo Renzi ), il Pd resterà in un angolo dove Renzi…

Una possibilità di uscire e di far uscire il Pd dall’angolino in cui l’ha cacciato Matteo Renzi, Paolo Gentiloni forse l’aveva.
Doveva però sparigliare quelle poche carte, pure scadenti, che aveva in mano.
È evidente che il Pd la responsabilità, di condurre il Governo in questo scorcio di legislatura, non la voleva, come dimostra il tentativo di imbarcare chiunque in un progetto di governo di grandi intese.
Alto era infatti il rischio di farsi cuocere a fuoco lento da tutte le opposizioni, una prospettiva francamente e comprensibilmente poco allettante per chiunque avesse sostituito Renzi come presidente del Consiglio.
Del resto come può vedersi in queste ore, è quello che sta accadendo.
Mattarella ha richiamato il partito di maggioranza alle sue responsabilità e pur senza aver costretto Renzi alla crisi parlamentare, obbligandolo alla sfiducia delle Camere (che peraltro forse non gli avrebbero negato), ha interpetato rigorosamente il suo ruolo istituzionale, individuando ed incaricando un premier capace di ottenere la fiducia in Parlamento.
Solo in difetto di ciò avrebbe potuto sciogliere le Camere, checché ne dicano i tanti esperti di diritto costituzionale, convinti che il Primo Ministro lo elegga il popolo.
Notoriamente, le cose non stanno così.
La procedura seguita dal Capo dello Stato è l’unica corretta in una democrazia parlamentare.
Del resto, gli inglesi che il parlamentarismo lo hanno inventato, non si sono sognati di chiedere le elezioni anticipate all’esito della consultazione referendaria sulla Brexit.
Cameron, si è giustamente assunto la responsabilità personale della sconfitta ed è andato a casa, sostituito dalla May, del suo stesso partito, ma che ha poi formato un diverso Gabinetto.
Esattamente quello che avrebbe dovuto fare Gentiloni, visto che peraltro era un obbligo costituzionale che gli correva ai sensi dell’art 92 cost. in base al quale il Presidente designa il primo ministro e su indicazione di questo nomina i ministri da lui scelti.
Avesse avuto questo coraggio, Paolo Gentiloni, svincolandosi dai partiti, allora sì che avrebbe dignitosamente interpretato il suo ruolo, senza correre il rischio di apparire l’ennesimo utile idiota al servizio dell’homo novus fiorentino che con protervia ed arroganza sta facendo in modo che si consumi l’ennesima prossima sconfitta della sinistra.