Il “divorzio” di Papa Francesco: salva evasori di alimenti

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 11 Settembre 2015 7:15 | Ultimo aggiornamento: 10 Settembre 2015 19:19
Il "divorzio" di Papa Francesco: salva evasori di alimenti

Il “divorzio” di Papa Francesco: salva evasori di alimenti

ROMA – L’ultima “apertura” di Bergoglio sui tempi per ottenere la declaratoria di nullità del matrimonio religioso ha l’unico pregio di suggerire ai laici la necessità ,oggi più che mai attuale,di abolire il regime concordatario che lega la Chiesa all’Italia, un accordo voluto da Mussolini ma al cui diabolico fascino neanche il laico Craxi seppe resistere, novandolo nel 1984 con gli accordi di Villa Madama.

Come è noto, le ragioni storiche del Concordato tra Stato e Chiesa risiedevano nel  preteso obbligo morale per lo Stato Italiano di risarcire (sic!) la Santa Sede delle perdite economiche subite a seguito della breccia di Porta Pia, cosa che ancora oggi gli oltranzisti cattolici reputano più o meno simile all’Armageddon. L’accordo (che il Vaticano ha solo con l’Italia)  regola una serie di delicati rapporti tra gli Stati, quello italiano e quello Vaticano,  ed  in sede costituente venne recepito ed approvato con commovente unanimità da quasi tutti i partiti (esclusi repubblicani , liberali e azionisti), ivi compreso il PCI di Togliatti che tutto voleva tranne inimicarsi masse, cattoliche o operaie che fossero. Ne consegue che non è facile neanche liberarsene poiché è necessario esperire una macchinosa e complessa procedura di revisione costituzionale.

Le  regole concordatarie contengono, oltre ad una lucrosa rendita di posizione – quella per cui l’Italia regala alla Chiesa, con la devoluzione dell’8 per mille di gettito IRPEF,  milioni di Euro – anche una serie di norme  volte a regolare il rapporto tra le decisioni giurisdizionali rese dai tribunali ecclesiastici ed il  loro riconoscimento da parte dalla autorità giudiziaria italiana, nella specie della corte di appello, che procede, se del caso, alla delibazione della sentenza resa dai tribunali dello stato estero vaticano. Da notare che il giudizio di delibazione delle sentenze straniere di divorzio da parte dello Stato italiano  è stato escluso sin dal 1996 e permane, per effetto del concordato, solo per quelle dei tribunali ecclesiastici vaticani.

La complessità con cui si arrivava alla sentenza di nullità (e non di annullamento), dovuta  anche alla  obbligatorietà del doppio grado di giudizio – che se vogliamo dal punto di vista giuridico è la negazione della giurisdizione – determinava a sua volta una durata consistente del giudizio ecclesiastico, che alla fine era l’unico mezzo attraverso cui difendersi dagli effetti perversi del riconoscimento da parte dello stato italiano della sentenza di nullità rotale.

Infatti, se arrivava prima la sentenza di divorzio da parte di un tribunale italiano, il coniuge debole vedeva riconosciuto ed acquisito il diritto al mantenimento e tutti quegli altri connessi allo status di ex coniuge, non ultimo quello importantissimo all’assegno di reversibilità. Se, viceversa, lo Stato italiano riconosceva prima la declaratoria di nullità resa da un Tribunale Rotale, gli effetti di quella sentenza si spiegavano ex tunc cioè sin dal momento della celebrazione del matrimonio con il simpatico effetto di lasciare senza tutele il coniuge più debole economicamente, quasi sempre la moglie.

Di conseguenza, cattolicissimi mariti benestanti, si affrettano ancora oggi ad adire sollecitamente corti ecclesiastiche per eludere gli obblighi di mantenimento ritenuti evidentemente poco cristiani. La trovata di Papa Francesco di accelerare le procedure di nullità del matrimonio da parte dei tribunali ecclesiastici libera così tanti buoni cattolici dall’ansia di arrivare prima dei disastrati tribunali italiani e potere in questo modo poi eludere gli obblighi di mantenimento.

Probabilmente non vi è un nesso tra il recente varo del cosiddetto divorzio breve italiano e quello molto prossimo della Santa Sede. Ma appare sempre più evidente la necessità da parte dell’Italia di liberarsi dall’abbraccio mortale della Chiesa, anche perché ripetiamo, quello del Concordato è un privilegio riservato solo ai cittadini italiani, cattolici e non, il resto del mondo ne fa volentieri a meno.