Lega e 5 Stelle, il paradosso: divisi in Italia, uniti a Bruxelles

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 24 Luglio 2020 14:51 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2020 14:51
Lega e 5 Stelle, il paradosso: divisi in Italia, uniti a Bruxelles

Lega e 5 Stelle, il paradosso: divisi in Italia, uniti a Bruxelles (Foto Ansa)

I 5 Stelle e la Lega a Bruxelles votano (ancora una volta) insieme. Questa volta il pretesto è stato l’opposizione al finanziamento attraverso il Fondo Salva Stati previsto dal Mes.

Sarà anche venuto meno lo scorso anno l’accordo di Governo con la Lega – che ha finito per essere troppo stretto a Salvini – ma di certo non le affinità politico-ideologiche.

L’euro-scetticismo è uno dei tratti comuni del Movimento con la Lega.

Un terreno d’intesa che non è mai venuto meno, come dimostrano le scelte, condivise nel tempo con i partners giallo-verdi. Caratterizzate da una franca ostilità alle politiche dell’Unione Europea. Divisi a Roma dunque, ma uniti a Bruxelles.

L’aver accentrato a Palazzo Chigi la gestione del denaro stanziato per mezzo del Recovery Found, non favorisce la distensione in seno al Governo.

I primi 81 miliardi, quelli che arriveranno subito, verranno spesi come deciderà l’appena creato Comitato Interministeriale per gli Affari Europei (CIAE), una cabina di regia che farà capo direttamente a Conte.

Affari su di cui i 5stelle metteranno il becco con difficoltà.

L’asse economico del Governo è oramai saldamente in mano alla componente di sinistra che con Galtieri, Amendola e la partecipazione straordinaria di Gentiloni, sotto la guida del Premier, decideranno come spendere quella marea di soldi in arrivo.

Per la prima volta, da quando è nato il Governo giallo-rosso, il Movimento è ai margini.

Ovviamente ciò non può andar bene a Di Maio e Crimi i quali non possono rischiare il ripetersi di quello che è accaduto con i precedenti partners leghisti che, in poco tempo, sono riusciti a invertire i rapporti di forza in seno alla coalizione fino a diventarne il primo partito.

Un errore da non ripetere.

Gestire, anche se praticamente in splendida solitudine e nella indifferenza della Sinistra, i dossier sulla Giustizia e sul Sud non è utilissimo in termini di consenso.

Lasciare Bonafede a baloccarsi con l’affaire Palamara, come un anno fa faceva Di Maio al Ministero dello Sviluppo con i pizzaioli incazzati per la faccenda dei raiders da sistemare, non è una scelta illuminata.

E soprattutto porta pochi consensi poiché le risorse economiche sono allocate altrove in questo momento.

Allora meglio rispolverare quei vecchi arnesi ideologici (Ostilità alle politiche dell’UE, lotta alla clandestinità ed “ai taxi del mare” magari utilizzando gli intoccabili Decreti Sicurezza), per mezzo dei quali i pentastellati hanno sempre trovato una commovente e piena sintonia con la Lega.

A tutto questo si aggiunga che Forza Italia oramai vota sempre più spesso con il PD, come del resto ha fatto anche sul MES ieri a Bruxelles.

Ciò ovviamente non può far piacere ai grillini i quali vedono in questo allarmanti prove tecniche di una nuova alleanza.

Meglio guardare a destra.

Alla Lega soprattutto, con i quali condividono una parte della comune casa (euro-scettica) Europea. È li che i 5stelle erano apparentati con Farange, uno al cui confronto Salvini è un fervente libertario.

Ed è lì che cercano con la Lega accordi sempre più organici e stabili. Che per lo più trovano. Un buon viatico per resuscitare il sempre rimpianto Governo con Salvini.