Legge elettorale: solo il maggioritario alla francese ci salverà

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 19 marzo 2018 6:01 | Ultimo aggiornamento: 18 marzo 2018 14:42
Macron, presidente francese

Legge elettorale: solo il maggioritario alla francese ci salverà. Nella foto il presidente Emmanuel Macron: ha vinto al secondo turno battendo tre rivali (foto Ansa)

ROMA – Da qualche giorno viene veicolata la notizia secondo cui, qualunque fosse stato il sistema elettorale, l’esito delle consultazioni sarebbe stato lo stesso. Nessun sistema avrebbe garantito la formazione di maggioranze di governo.

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Funambolesche simulazioni elettorali dimostrerebbero che, in un sistema proporzionale, nessun sistema avrebbe garantito governabilità e stabilità. Il mantra è ripetuto cosi tante dai volte dai commentatori politici che appare addirittura sospetto perché pare teso solo a minimizzare le gravi conseguenze politiche che ha comportato l’approvazione del “Rosatellum”, di gran lunga la peggiore legge elettorale delle tante succedutesi dalla nascita della Repubblica.

Il “Rosatellum”, lungi dall’essere un sistema proporzionale puro, è invece inquinato da un significativo correttivo maggioritario nella parte uninominale. Dunque il tanto sbandierato fine di rappresentatività appare decisamente frustrato. Poi perché la scelta da per scontato che un sistema proporzionale fosse il risultato degli interventi della Corte Costituzionale sul consultellum e sull’italicum, peraltro mai applicati. In realtà, restava ancora al legislatore un’altra scelta, optare per un sistema maggioritario a doppio turno.

Il sistema adottato in Francia da sempre – e comunque già da quando il corpo elettorale era saldamente polarizzato intorno alla Gauche ed ai Republicains – prima dell’avvento dei lepenisti che, avendo tri-partito l’elettorato francese, aveva reso ancora più necessaria una scelta radicale frutto anche, perché no, di coalizioni forzate come quelle tra Chirac e Jospin. Lo scorso anno Macron, in sistema ancora più frammentato del nostro, caratterizzato dalla presenza di 4 partiti gravitanti tra il 19 ed il 24 % (Macron,Le Pen,Fillon e Melenchon) è diventato Presidente dopo un ballottaggio con la Le Pen che distaccava di meno di tre punti percentuali che, a sua volta, staccava i repubblicani di Fillon e l’estrema sinistra di Melenchon per meno di 2 punti.

Eppure nessuno si è sognato di dire che in Francia si è consumato un colpo di stato della maggioranza. La rappresentatività pura è stata sacrificata (in parte) alla stabilità di governo. In realtà, l’italicum caldeggiato da Renzi nel 2015, sistema con il quale ripetiamo non si è mai votato, sull’onda della vittoria elettorale alle europee, prevedeva in origine un sistema maggioritario a doppio turno, con un premio di maggioranza previsto al 37%, guarda caso poco meno del risultato elettorale ottenuto dal PD alle Europee.

Ma la Corte Costituzionale lo dichiarò illegittimo prima ancora che entrasse in vigore, per l’irragionevolezza del premio di maggioranza e per la previsione dei capilista bloccati che, senza preferenze, costituivano a parere della Consulta un formidabile ed ingiustificato potere in mano ai partiti nella designazione dei candidati. Nulla l’Alta Corte ha statuito intorno alla ammissibilità di un sistema maggioritario puro a doppio turno che pertanto è da ritenersi non solo possibile ma auspicabile, come ha dimostrato l’esperienza francese in un panorama elettorale più frastagliato di quello italiano, ma che davvero, il giorno dopo, ha permesso di individuare il vincitore della contesa elettorale.