Malta, avamposto cattolico nel Mediterraneo: pochi diritti, tanto denaro e tasse basse

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 28 Settembre 2019 16:21 | Ultimo aggiornamento: 28 Settembre 2019 16:21
Malta, avamposto della cristianità nel Mediterraneo: pochi diritti, tanto denaro e tasse basse

In foto la giornalista Daphne Caruana Galizia uccisa in un attentato il 16 ottobre 2017

LA VALLETTA – Nessun volo al mondo imbarca tanti preti e sudore quanti quelli per Luka, La Valletta, Malta. È statisticamente ininfluente il numero di voli da Roma che non vedano a bordo qualche religioso.

La leggenda vuole che lo stesso San Paolo, che il cattolicesimo lo ha inventato, duemila anni fa naufragò a Malta, sulla spiaggia di un’isola che porta il suo nome nella baia di Mistra. Da allora, La Republika ta’ Malta, è l’avamposto della Cristianità nel mediterraneo, il più cattolico dei Paesi d’Europa, sicuramente il meno illuminato in materia di diritti civili, basti pensare che è l’unico a vietare l’aborto e che le pratiche di maternità medicalmente assistite sono rigorosamente proibite.

Lo stesso divorzio fu introdotto solo nel 2011, all’esito di una consultazione popolare che lo approvò con uno scarto minimo sui contrari, appoggiati dalla potente Chiesa cattolica. Sembrerebbe una specie di medioevo oscurantista quello in cui sono costretti a vivere i 500.000 sudditi della onnipresente Chiesa Cattolica maltese. Non è cosi.

Nella vivace St Julian, a pochi km dalla capitale La Valletta, è divertente vedere simpatiche signorine sorridenti che invitano i passanti a visitare i tanti “gentleman club” del quartiere e dopo pochi metri incrociare altrettanto garbati ragazzi e ragazze che li esortano a partecipare ad una funzione religiosa in una delle tante chiese aperte fino a tarda notte, quando ragazzini ubriachi e rumorosi di tutta Europa si mescolano ai fedeli in uscita dalla santa messa.

Anche sul piano economico, Malta è sicuramente “liberal”. La legislazione dell’isola, molto severa in materia di diritti civili, non lo è affatto nei settori della finanza e della impresa. Incentivi fiscali, una trasparenza cosi cosi, la bassa tassazione, ne hanno fatto una meta allettante per le società di capitali di tutto il mondo. E per il malaffare che gli ruota intorno, denunciato da ultimo dalla giornalista Daphne Caruana Galizia, che nel farlo ci ha rimesso la pelle, saltando in aria nella sua macchina come nelle migliori tradizioni mafiose.

Tanto denaro ha comunque permesso ad una isoletta priva di risorse naturali (probabilmente l’unico Paese al mondo senza fiumi e laghi, con una percentuale di acque pari allo 0,001 %) di avere sufficienti mezzi per lo sviluppo economico. Che in buona parte derivano anche dai fondi strutturali, di cui Malta usufruisce dal 2004, da quando ha aderito alla Ue.

Risorse che le hanno permesso l’eccezionale boom edilizio, favorendo il restauro dello straordinario patrimonio artistico, oggi del tutto ultimato a La Valletta, con le sue Chiese, i suoi musei ed i dipinti del Caravaggio e di Mattia Preti, che a La Valletta lavorarono e vissero, in fuga dai loro tormenti esistenziali.

La città, patrimonio Unesco dal 1980, fu costruita nel XVI secolo da architetti militari finanziati dai Cavalieri di Malta, agiati gentiluomini provenienti da tutta Europa, che su quest’isola avevano istituito enti benefici ed ospedali per i poveri.

Un’impronta multietnica che segna ancora questa isola, che ha inscritto nel proprio destino l’accoglienza agli ultimi. In proporzione alla popolazione infatti, ha il più alto numero di profughi in Europa. Tanto per chiarire.