Nave Diciotti, né Albania né Caritas possono essere la soluzione

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 28 agosto 2018 7:00 | Ultimo aggiornamento: 27 agosto 2018 23:23
Nave Diciotti, né Albania né Caritas possono essere la soluzione

Nave Diciotti, né Albania né Caritas possono essere la soluzione (Foto Ansa)

La soluzione (?) adottata per risolvere la crisi della Diciotti rischia di creare più problemi di quanti se ne sia proposta di risolverne. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] I nodi principali sono due e non di poco conto. Anzitutto il trasferimento dei 20 migranti verso l‘Albania.

Il Paese balcanico non appartiene alla UE e pertanto non sono applicabili su quel territorio le norme – omogenee nell’ambito dell’Unione – in tema di riconoscimento dello status di rifugiato politico.

Gli eritrei sbarcati a Catania hanno diritto di presentare la domanda di protezione internazionale in Italia. Non possono essere trasferiti in Albania senza il loro consenso in quanto ciò si risolverebbe in un “allontanamento coatto” vietato dal diritto internazionale.

In ogni caso poi, i provvedimenti di espulsione, unico modo per procedere in executivis all’allontanamento, devono essere congruamente motivati – come ammonisce la giurisprudenza della CEDU che ha già condannato l’Italia – e sono soggetti ad impugnazione secondo le norme dei singoli Paesi comunitari. Che peraltro non si applicano a quelli extra UE come l’Albania, con conseguente “vulnus” dei diritti del richiedente. Ne consegue che gli allontanamenti possono avvenire solo su base volontaria. In altri termini, uno se ne va solo se vuole.

Anche il collocamento presso la Caritas, individuata dalla CEI per approntare un piano di accoglienza a favore di un centinaio di migranti, risulta problematico per diversi motivi. Infatti la Caritas opera in Italia ed è il Governo Italiano, tramite la commissione territoriale ministeriale preposta, a dover valutare la sussistenza dei requisiti, nelle diverse forme previste dalla legge, per la protezione internazionale.

Tale onere non può essere trasferito alla CEI la quale, in ultima analisi resterebbe gravata solo degli obblighi finanziari per l’assistenza. A ben vedere poca cosa dato che la Caritas ha in carico già oltre 20.000 persone, 100 in più o in meno cambia poco economicamente.

Il problema è quindi che quei migranti restano a carico del Governo italiano, che dovrà prima gestire le procedure di identificazione e poi accollarsi gli oneri finanziari connessi al riconoscimento dello status di asilante. Oltre che avviare le procedure di allontanamento di chi non ha diritto a restare in Italia, attività che non può certo essere delegata alla Caritas.

Un pasticcio, quello della Diciotti, al di là degli slogan entusiastici del Governo, ben lontano dall’essere stato risolto.