Prescrizione sospesa per decreto, giustizia grillina di Bonafede a Bari

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 25 giugno 2018 8:41 | Ultimo aggiornamento: 25 giugno 2018 8:41
Prescrizione sospesa per decreto, giustizia grillina di Bonafede a Tribunale Bari

Prescrizione sospesa per decreto, giustizia grillina di Bonafede a Bari (foto Ansa)

BARI – È un pericoloso precedente quello introdotto per decreto dal ministro Bonafede [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] a proposito della sospensione delle attività forensi al Tribunale di Bari, per l’inagibilità dei locali giudiziari del capoluogo pugliese.

A parte la discutibile scelta della sospensione in sé – vi era la disponibilità della ex sede del Tribunale di Modugno per la prosecuzione delle attività giudiziarie – vi è il dubbio che il provvedimento sia affetto da incostituzionalità laddove prevede (irragionevolmente) anche la sospensione dei termini di prescrizione del reato.

L’annuncio del Ministro aveva già suscitato non poche perplessità per la sciagurata equiparazione, da parte dell’avvocato grillino, dei termini processuali con quelli prescrizionali.

Nella sospensione dei primi infatti, il Ministro ricomprendeva anche i secondi, dimenticando che i termini di prescrizione  operano invece sul piano del diritto sostanziale e non processuale.

Cosa che qualsiasi studente di Giurisprudenza apprende al secondo anno d’università.

In altri termini, se una situazione emergenziale può giustificare la sospensione dei termini processuali (è successo diverse volte in occasione di un sisma o altre calamità naturali), mai era accaduto che per decreto si operasse una compressione dei diritti sostanziali dell’imputato.

E se in effetti la formulazione dell’art. 159 cp sembra offrire in astratto la percorribilità giuridica della sospensione dei termini di prescrizione, resta da capire se farlo, soprattutto per decreto, sia politicamente opportuno.

Se cioè non rappresenti, come detto, un pericoloso precedente che l’Esecutivo, senza neanche un dibattito parlamentare, incida in maniera così decisa sul diritto dell’imputato a che il processo abbia una ragionevole durata.

Sembra dunque scontato (oltre che auspicabile) l’intervento della Corte Costituzionale che sarà chiamata a valutare la conformità, quanto meno sotto il profilo della ragionevolezza, del decreto Bonafede.

Sotto il profilo politico invece, c’è da augurarsi che l’Esecutivo non prosegua nel fine di svilire il patrimonio di diritti degli imputati.

E quanto contenuto nel contratto di Governo sul tema della giustizia, non tranquillizza affatto.