Recovery fund, trionfo di Conte e sua dannazione. 209 miliardi fanno troppa gola a coop e amici di Renzi

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 8 Dicembre 2020 19:05 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2020 13:08
Recovery fund, trionfo di Conte e sua dannazione. 209 miliardi fanno troppa gola a coop e amici di Renzi

Recovery fund, trionfo di Conte e sua dannazione. 209 miliardi fanno troppa gola a coop e amici di Renzi

Comincio ad avere qualche dubbio che le fibrillazioni in seno al Governo dipendano dal Mes e dalle proposte di modifica da portare a Bruxelles.

Recovery fund e le fibrillazioni del Governo. Sicuramente lo scollamento ideologico tra i partiti della maggioranza, sta adesso emergendo con tutta l’evidenza che era già nota al momento della nascita dell’esecutivo Conte Bis. Tuttavia, pur senza quella necessaria discontinuità che sarebbe stata lecito aspettarsi, il Governo ha tirato avanti sino adesso. Anche grazie alla Pandemia, sia chiaro.

Dubito infatti che il Conte bis sarebbe durato senza che l’emergenza sanitaria imponesse la coesione indispensabile per governarla. Una questione più di necessità che altro, insomma.

Recovery fund un trionfo per Conte

A Conte comunque non può rimproverarsi di non aver saputo gestire la prima fase dell’Emergenza Sanitaria. Ha dovuto misurarsi con una situazione assolutamente inedita nel panorama internazionale. Non c’è nessuno ancora vivo che ricordi una Pandemia di queste dimensioni, con tutto il carico di problemi e criticità che essa ha comportato.

Si può affermare comunque che il suo merito maggiore sia stato quello di aver ottenuto una valanga di soldi dall’Europa. Ha dimostrato rare capacità di mediazione. E ha portato a casa un grande risultato, provocando a destra (e a sinistra) tanti mal di pancia.
Nessun Paese ha ottenuto risorse dal recovery found come l’Italia. 209 miliardi di Euro.
Una somma incredibile.

Utile non solo a far ripartire il Paese. Ma anche a dotare le prossime generazioni di risorse indispensabili ad un futuro migliore. Non è un caso infatti che i burocrati di Bruxelles, questo Piano lo abbiano voluto chiamare “Next Generation plan”.

Ma poi sono arrivati i problemi

I problemi sono arrivati non solo dalle opposizioni, in fondo consapevoli che tanti soldi, Bruxelles agli euroscettici Salvini e Meloni non li avrebbero dati di certo. Le difficoltà adesso arrivano dalla maggioranza stessa.
Dai 5stelle anzitutto, che scontano la loro evidente incapacità dì collocarsi all’interno di una Europa che li tratta alla stregua di Farage o della Le Pen.

Che non sanno tradurre politicamente il loro peso elettorale se non in termini di puro potere di interdizione.

Che sono spaccati nel loro interno tra un’ala “movimentista”, qualsiasi cosa questo voglia dire, incapace di una visione nel lungo raggio. E una ala “governista” oramai abituata agli agi del potere. Tra questi compresi i benefici che derivano dalla rendita di posizione che ha permesso loro di occupare alcuni importanti centri decisionali.

Conflitti di interesse di Pd e Renzi

Ma soprattutto, le difficoltà stanno arrivando dai vertici del Pd e ancora di più da Renzi.
Che rappresentano interessi chiaramente definiti e non certo fumosi come quelli dei 5stelle e Casaleggio srl.

La road map tracciata da Conte per la gestione dei 209 miliardi del Recovery Found, non è funzionale ai loro interessi. L’accentramento del potere decisionale nelle mani di pochi manager direttamente nominati dal premier. Senza che siano chiari i criteri di scelta. I loro poteri di spesa. E quindi la destinazione di quelle risorse. Ha inquietato non poco i partner rossi e rosa del Governo.

Che infatti tengono il premier sulle spine, ricordandogli un giorno si e l’altro pure, che in qualsiasi momento potrebbe tornare a fare l’avvocato per guadagnarsi da vivere.
Sulla destinazione di quelle risorse, vogliono essere coinvolti tutti.

Gli appetiti attorno al Recovery fund

Renzi con la Confindustria e le banche.

Il PD con le cooperative.

Le Regioni, con i loro capintesta sempre più potenti.

Conte si illude se pensa di poter approntare una task force che esautori i ministeri dai poteri di spesa.

Non sarà facile per il premier accontentare tanti appetiti.

L’opposizione intanto fa finta di lagnarsi per l’anticipazione della Santa Messa o per il cenone di Natale negato ai nonni.

Ma evidentemente a loro interessa solo far cadere questo Governo. E poter gestire il denaro in arrivo.

Ma è bene che Conte sappia, come di certo sa, che a casa vogliono mandarcelo pure in tanti all’interno del suo Esecutivo.