Regioni, il covid aggrava e esalta la balcanizzazione strisciante dell’Italia

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 15 Novembre 2020 8:22 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2020 13:45

Regioni contro Regioni, Stato contro Regioni, Regioni contro Stato. L’Epidemia sta mostrando i limiti del nostro ordinamento.

Un ordinamento che non ha mai saputo definire compiutamente, tra il Governo centrale e quello periferico, il perimetro delle rispettive competenze. Con i risultati sotto gli occhi di tutti. Il sistema di elezione diretta dei Presidenti delle Regioni, quelli che impropriamente vengono chiamati “governatori”, ha fatto sì che essi si siano sentiti investiti di un potere enorme. Che viene a essere appunto rafforzato dalla legittimazione popolare.
Non accade lo stesso a chi guida il Governo centrale. Dove invece la leadership è il frutto di accordi di Palazzo, spesso percepiti come l’esito di estenuanti trattative, quando non di veri e propri compromessi.

Col risultato che i Presidenti delle Regioni godono di un grande prestigio. Anche se, dal punto di vista giuridico, a tale prestigio non sempre corrisponde l’effettiva sussistenza di quei poteri di cui si ritengono (spesso a torto) investiti.

I conflitti davanti alla Corte costituzionale

La conseguenza immediata è che è aumentato esponenzialmente, negli ultimi anni, il numero dei procedimenti davanti alla Corte Costituzionale, procedimenti riguardanti proprio i conflitti di competenza tra Regioni e tra Stato e Regioni.

Questo fenomeno tuttavia rientra nell’ambito fisiologico di quel sistema ipotizzato dai Padri costituenti teso a risolvere i conflitti tra diverse autorità dello Stato dotate di potestà legislativa.

Quello che però appare come un’assoluta novità è il clima di contrapposizione politica oggi esistente tra i Presidenti delle Regioni e il Governo. Tanto più eclatante quando, come nella crisi attuale, le Regioni si rendono interpreti più degli interessi delle realtà territoriali rappresentate che dell’interesse nazionale.

Con l’effetto, paradossale, che il “governatore” di una di esse auspica una crisi di Governo. Perché in disaccordo con una scelta – quale è la dichiarazione dello stato d’emergenza nazionale e le conseguenze che ne derivano – che la Costituzione demanda alla potestà dello Stato.

La Costituzione infatti sul punto è chiarissima quando, all’art. 120, prevede che il Governo possa sostituirsi agli organi delle Regioni. Se esiste un pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica.

Il contenzioso nei Tar

E questo è solo l’ultimo degli episodi, come dimostra anche il contenzioso pendente davanti ai Tribunali Amministrativi di tutta Italia, chiamati a valutare i profili di legittimità delle ordinanze regionali che oramai intervengono praticamente su tutto.
Si aggiungano poi le differenze storiche, economiche, culturali, sociali, tra le realtà geografiche del Paese. Con l’aggravante che la maggioranza delle Regioni ha maggioranze di destra. Mentre a Roma siede un Governo di para sinistra. E si ha la misura del grado di conflittualità esistente.

Il risultato è la balcanizzazione strisciante verso cui l’Italia pare stia ineluttabilmente avviandosi.