Riforma elettorale urge, rischio governabilità

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 9 Ottobre 2019 8:18 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2019 8:18
Riforma elettorale urge in Italia, ischio governabilità del Paese

Nella foto Ansa, il Parlamento italiano

ROMA – Con una incomprensibile giravolta ideologica, il Pd ha dato il suo contributo all’approvazione della più inutile tra le riforme “epocali” sbandierate dai 5stelle, il taglio dei Parlamentari.

Nato come collante tra tutti i populisti alla ribalta negli ultimi anni, il misero risparmio di 60 milioni di Euro all’anno – a fronte di un debito pubblico lievitato nell’ultimo anno di 34 miliardi – ha rappresentato il segnale di una rabbia anti-istituzionale che pare oramai l’unico arnese concettuale attraverso il quale la classe politica dirigente è capace di governare il Paese.

Ai leghisti e pentastellati, nella crociata “anticasta”, si sono aggiunti anche il PD e Matteo Renzi, timorosi di perdere i facili consensi derivanti da quella melma populista che oramai assicura il potere.

Comunque cosa fatta, capo ha, quindi adesso è necessario ragionare su come rendere coerente un Parlamento numericamente ridimensionato, con la rappresentanza popolare di cui deve essere espressione. Ciò può accadere solo attraverso una nuova legge elettorale.

Come è noto, non esiste argomento politicamente più divisivo del varo di una riforma elettorale. Ogni partito ha un suo progetto di riforma che, per lo più, coincide con il proprio tornaconto elettorale.

Negli ultimi anni, pare che il fine politico principale sia quello della “governabilità”, meglio garantita da un sistema elettorale di tipo maggioritario, più o meno temperato da una quota proporzionale come lo è quello attualmente in vigore.

Resta da capire però se la nuova composizione numerica del Parlamento assicuri anche la “rappresentatività”, che è senz’altro meglio conseguita con una legge proporzionale, che persegue il fine di una rappresentanza più ampia, sicuramente maggiormente conforme agli esiti elettorali derivanti dalla riduzione di Deputati e Senatori eleggibili.

Da questa scelta, dipenderà la futura “centralità” del Parlamento. Sempre che la riforma attuata non abbia avuto come fine proprio quello di svilirne il ruolo. Cosa che francamente, non ci sentiremmo di escludere.