Riforma elettorale. Inchiesta Napoli su Berlusconi dice: è la prima cosa

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 25 Ottobre 2013 11:21 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2013 11:21

Riforma elettorale. Inchiesta Napoli su Berlusconi dice: è la prima cosa ROMA – Se confermate in giudizio le accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Napoli a Berlusconi sulla compravendita dei parlamentari durante il Governo Prodi sono senz’altro le più gravi tra le tante a lui mosse dai pm di mezza Italia.

Ed il motivo è chiaro, stavolta si sarebbe trattato di un vero e proprio golpe bianco, del tentativo di sovvertire il risultato elettorale attraverso la corruzione di qualche deputato più sensibile al denaro che fedele al mandato elettorale.

Che qualcosa di strano ci fosse dietro la caduta di Prodi nel 2008 lo si poteva sospettare già quando nel corso di una intercettazione di una telefonata tra Berlusconi e Agostino Saccà, all’ epoca alto dirigente Rai, si era inteso Berlusconi raccomandare una gentile signorina affinchè interpretasse una fiction per compiacere un certo senatore.

La attrice, aggiunse infatti Berlusconi, era molto vicina ad un parlamentare della maggioranza di allora, più interessato alla carriera della amica che al Parlamento in seno a cui sedeva visto che, secondo Berlusconi, avrebbe fatto mancare il voto di fiducia a Prodi se la sua protetta avesse allietato noi telespettatori in qualche memorabile fiction prodotta dalla Rai, partecipando perciò in prima linea anche ella alla “operazione libertà” come il Presidente Berlusconi aveva battezzato la coraggiosa disfida.

Le faccenda venne archiviata allora, ma diviene di stretta attualità oggi, visto che illumina un certo sistema di accaparramento del consenso parlamentare che mina alla base il concetto stesso su cui si basa la democrazia rappresentativa .

Infatti, a pensarci bene , non è neanche necessario che vi siano parlamentari disposti per denaro a tradire il mandato elettorale. Pare che basti ne abbiano anche un modesto tornaconto personale quale ad esempio i favori di qualche fanciulla in ansia per le difficoltà incontrate a dimostrare le proprie doti artistiche.

Svela insomma uno dei fortissimi limiti della rappresentanza parlamentare scaturita da un sistema di nominati e non di eletti.

Evidente che l’Onorevole (si fa per dire) cosi giunto al soglio parlamentare , si senta più fedele o maggiormente propenso ad esaudire i desideri di chi può nominarlo che non di chi può eleggerlo dato che sarà eletto solo se verrà nominato da chi governa i partiti.

Di conseguenza, le manovre di chi vuole sovvertire le sorti elettorali riusciranno sempre più facili a chi saprà di poter contare su parlamentari che dovranno tutto al placet o al veto sulla loro candidatura.

L’inchiesta di Napoli insomma oltre al malaffare corruttivo svela i limiti di un sistema basato su una legge che lungi dal garantire la volontà popolare favorisce le combutte tra i clan dei partiti che gestiscono le liste elettorali, si chè gli eletti solo a loro saranno fedeli , in spregio al principio costituzionale secondo cui i deputati ed i senatori dovrebbero rappresentare il popolo sovrano e peraltro farlo indipendentemente dal gruppo parlamentare o dal partito cui sono iscritti.

Insomma anche l’inchiesta di Napoli ci ricorda che la prima cosa da fare è una legge di riforma elettorale.

Gli ultimi due Governi pare fossero nati solo per questo e poco altro.

I risultati di cotanto sforzo sono sotto gli occhi di tutti.