Salvini & Di Maio come Papa Borgia: Macchiavelli, Principe, cap. XVIII: le promesse…

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 12 maggio 2018 12:55 | Ultimo aggiornamento: 12 maggio 2018 12:55
Salvini & Di Maio come Papa Borgia: Macchiavelli, Principe, cap. XVIII: le promesse...

Salvini & Di Maio come Papa Borgia: Macchiavelli, Principe, cap. XVIII: le promesse…(Nella foto, Alessandro VI interpretato da Jeremy Irons nella serie tv I Borgia)

Bisogna andare a rileggersi il Principe di Machiavelli per meglio intendere la situazione politica italiana cosi come si è venuta a creare in questo momento.

Fine conoscitore dell’animo italico, le sue riflessioni appaiono tutt’oggi quanto mai pertinenti.

Il tandem Salvini/Di Maio è l’incarnazione del moderno Principe, al quale il fiorentino rivolge le sue raccomandazioni sull’arte di Governo.

A ben vedere, l’uno e l’altro, ovviamente senza esserne pienamente consapevoli,  fanno buon uso degli ammonimenti di Niccolò Machiavelli, attenendosi puntualmente alle sue indicazioni.

Nel capitolo XVIII del Principe, Machiavelli affronta la delicata questione della possibilità o meno per il sovrano di comportarsi con astuzia e venir meno agli impegni sottoscritti.

Cita a tal proposito Alessandro VI nato Borgia che “non fece mai altro, non pensò mai ad altro, che a ingannare uomini: e sempre trovò subietto da poterlo fare.”

Salvini e Di Maio, sanno benissimo che i loro programmi di Governo sono irrealizzabili, tuttavia la bramosia di potere ed il desiderio comunque di ingraziarsi l’elettorato,  li portano a veicolare “machiavellicamente” il messaggio della loro possibile realizzazione.

Il moderno Principe si è oggi sdoppiato.

Seguendo gli insegnamenti del politologo fiorentino –  secondo cui l’insita natura malvagia dell’uomo fa si che si debba governare con la legge o con la forza, cioè in modo umano o bestiale –  i nostri accolgono esortazione del Principe affinché  si “debbe di quelle (delle bestie, ndr) pigliare la golpe e il lione…”.

Esattamente ciò che si propongono di fare Salvini e Di Maio, il primo utilizzando la forza del leone, l’altro l’inganno della volpe.

Difficilmente i due azionisti di governo hanno avuto modo e tempo di leggere, parola per parola, il pensiero di Machiavelli, anche se certamente ne hanno apprezzato le idee e concetti come il fine che giustifica i mezzi.

Ma senza dubbio Machiavelli conosceva l’animo dei Salvini e dei Di Maio a venire.