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Suicidio xenofobo. Salvini ride dei tedeschi come Bossi ma..

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 8 Settembre 2015 6:46 | Ultimo aggiornamento: 7 Settembre 2015 20:09
Suicidio xenofobo. Salvini ride dei tedeschi come Bossi ma..

Matteo Salvini. La xenofobia non ci porterà lontano

Prima di Matteo Salvini un altro campione di intolleranza come era  Umberto Bossi aveva ironizzato sulla scelta di Paesi come Germania o Inghilterra di aprire le loro Università agli studenti cinesi o indiani.
Poi si capì che era un affare, per tedeschi ed inglesi, avere la futura classe dirigente di quei Paesi educata a Londra e Francoforte, questi avrebbero senz’altro preferito la Renania e Yorkshire per i loro investimenti e non certo la Brianza.
La polemica continua oggi. Angela Merkel, ma in generale un po’ tutti gli Stati favorevoli all’accoglienza, sono criticati per essersi “scelti” i profughi, favorendo i siriani, soprattutto se cristiani, agli afgani e musulmani in genere.
Un privilegio accordato in ragione anche di una più elevata preparazione e cultura dei mediorientali rispetto agli altri.
È anche possibile se vogliamo.
Ma non si vede il motivo dello scandalo, anzi la valutazione è significativa di una lungimiranza che non alberga nelle ottenebrate menti dei leghisti, incapaci di capire che l’emigrazione prima che un problema è una risorsa il più delle volte.
L’inseparabile iPad di Salvini è stato inventato da Steve Jobs, un profugo siriano che difficilmente sarebbe stato benevolmente accolto in Padania.
La Germania lo ha sempre saputo e, a differenza dei cugini dell’est (polacchi, cechi e soprattutto ungheresi), se ne infischia, almeno oggi, della purezza etnica, dotandosi di una Costituzione che gli impone il diritto d’asilo, norme che hanno anticipato quelle del più recente diritto internazionale.
Una cosa è certa, il fenomeno non ha natura transitoria, qualcosa è necessario fare, le politiche ottuse e xenofobe non risolvono i problemi e semmai li aggravano.
Prima se ne rendono conto, meglio è.
Altrimenti meglio abituarci alle lacrime di coccodrillo vedendo foto di bambini morti.