Teologia della liberazione: Ernesto Cardenal, umiliato da Wojtyla, redento da Bergoglio

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 20 febbraio 2019 7:40 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2019 22:06
Teologia della liberazione: Ernesto Cardenal, umiliato da Wojtyla, redento da Bergoglio

Teologia della liberazione: Ernesto Cardenal, umiliato da Wojtyla, redento da Bergoglio

Gustavo Gutierrez, Leonardo Boff, Frei Betto, Camillo Restrepo… E poi l’immenso Ernesto Cardenal, Ministro del primo governo sandinista nicaraguense, frate trappista, poeta, sociologo e tanto altro. Tutti loro furono teorici della Teologia della Liberazione nella America Latina martoriata dalle dittature militari degli anni 70/80.

Immaginavano una Chiesa dei poveri contrapposta a quella dei vescovi troppo spesso complice dei dittatori militari. Alcuni, come Boff, vennero convocati a Roma da Joseph Ratzinger che presiedeva la “congregazione per la dottrina della fede”, già “Sant’Uffizio”, già “Santa Inquisizione”, imponendogli l’abiura che puntualmente arrivò.

Chi più chi meno, tutti i teologi accettarono l’autorità dottrinale della Chiesa ed alla fine si ritirarono in buon ordine tornando ai loro studi. Ma non Ernesto Cardenal.

Da Ministro dell’Istruzione in carica ricevette all’aeroporto di Managua san Giovanni Paolo II, in visita pastorale in Nicaragua. Si inginocchiò davanti a Woytila per baciargli l’anello. Il Santo polacco, già sulla pista dell’aeroporto, lo respinse in modo brusco e gli impose il disconoscimento delle sue convinzioni. Troppo audaci quelle predicazioni “socialiste”, troppo pericoloso quel richiamo al Cristo dei poveri, troppo sfrontate quelle richieste ai Vescovi di pensare agli ultimi e non ai cattolicissimi dittatori come Somoza, uno che aveva la Cappella religiosa privata in casa.

Ernesto Cardenal, a differenza di altri, tenne ferme le sue convinzioni. Non prevedendo più il rogo, la pena comminata fu la sospensione “a divinis”. Continuò ad occuparsi degli ultimi, varò un grande piano per l’alfabetizzazione del Nicaragua che gli valse il riconoscimento dell’Unesco (500.000 uomini donne e bambini furono liberati dalla ignoranza) continuò a scrivere le sue poesie (vincendo diversi premi letterari) poi nel 1994 abbandonò Daniel Ortega, in polemica con la deriva autoritaria del fronte sandinista. Ricoverato a 95 anni in fin di vita, viene oggi restituito alla sua dignità di prete, reintegrato da papa Francesco nelle funzioni ecclesiali. Il riconoscimento quasi postumo di una esperienza umana e dottrinaria irripetibile. Una piena sconfessione, tutta in stile curiale, del cinismo dei predecessori Woytila e Ratzinger.