Antonio Buttazzo

Il treno di Renzi e quei due euro per “collaborare”

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Matteo Renzi (foto Ansa)

ROMA – Tramite sms viene richiesto di “collaborare” con due euro alle spese del bislacco Tour ferroviario-elettorale del segretario PD e di tutto l’allegro carnevale che si porta appresso. Pare che aver partecipato ad una qualsiasi delle oramai tante primarie indette dai partiti, faccia diventare automaticamente l’elettore un potenziale finanziatore della politica.

Basta comunicare il proprio numero di cellulare al ragazzotto del gazebo destinato a raccogliere la tua preferenza ed eccoti catapultato nel network del partito politico a cui hai inteso dare un contributo. Dati i costi economici della operazione “simpatia sui binari” – costi peraltro misteriosi – e con 200 dipendenti del Partito Democratico in cassa integrazione in effetti è davvero una bella mossa.

Soprattutto se la tieni nascosta. Dal pullman di Prodi alle crociere di Berlusconi, sembra che la politica non possa fare a meno di farsi itinerante. Finiti i tempi dei comizi elettorali in piazza, comunque più interessanti, non fosse altro per le articolazioni delle argomentazioni proposte, i politicanti assecondano lo spirito populista scendendo direttamente (da un camper, da un treno, da una nave) tra le braccia degli elettori. Naturalmente sempre scortati da un nutrito gruppo di celerini. Anche la comunicazione televisiva è dunque divenuta obsoleta.

A quanto pare c’è la corsa a tornare indietro nel tempo. Ovviamente resta centrale l’uso dei social ed infatti il convoglio renziano è dotato di apposito scompartimento attrezzato al cinguettio via Twitter. Dato lo stato pietoso del wifi sui treni è peraltro quantomeno dubbia la sua immediata efficacia divulgativa. Per quanto strano, al giorno d’oggi i modelli di comunicazione restano dunque quelli di Harry Truman e del Mahatma Ghandi che oltre 60 anni fa percorsero in treno l’intera America e l’India alla ricerca del consenso.

Sorprende poi che a salire e scendere dal predellino di un treno sia uno come Renzi, uno che vedi bene su Facebook ma che fatichi ad immaginare sulle banchine ferroviarie. Uno che, al pari del suo modello Silvio Berlusconi, è sempre stato sprezzante contro la vecchia politica tradizionale, parolaia ed inconcludente.

Quella stessa che oggi lui perpetua a fianco dei capotreni nelle stazioncine italiane. Resta da capire se il “gran tour” di Renzi sia rivolto a capire davvero in quale Paese vive. Quali siano i suoi problemi. E magari (magari!) dialogare con il Paese. Oppure, che non abbia approntato solo una grancassa mediatica attraverso la quale sparare a zero contro tutti. Soprattutto contro Gentiloni, visto che lo fa un giorno si e l’altro pure.

L’ex sindaco di Firenze dunque, dismessi i panni dello Statista, un po’ abusivamente indossati fino alla disfatta referendaria, si affida ancora una volta allo spirito rivoluzionar-rottamatore della “Leopolda” rinverdendo i fasti del suo “giglio magico”. Timoroso di perdere il treno populista su cui più in fretta di lui sono saliti Grillo e Salvini, si è affrettato a noleggiarne uno tutto suo per dare il benservito a Gentiloni e Minniti.

Che a quanto pare, sembrano meno disposti di Letta a restare sereni mettendosi da parte. Tutto già visto dunque o comunque in linea con quanto accaduto storicamente fino ai nostri giorni. Resta quindi da capire dove siano le “novità” introdotte nella politica italiana dal nuovo corso renziano dalla sua discesa in campo. Le pugnalate alle spalle e gli sprechi di risorse pubbliche non sono certo cose insolite nella politica italiana degli ultimi 150 anni.

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