Varna (Bulgaria) in ripresa dopo mezzo seolo di comunismo: dalle vergini suicide a san Nicola in fuga dai turchi

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 1 Agosto 2021 7:32 | Ultimo aggiornamento: 8 Agosto 2021 12:18
Varna (Bulgaria) in ripresa dopo mezzo seolo di comunismo: dalle vergini suicide a san Nicola in fuga dai turchi

Varna (Bulgaria) in ripresa dopo mezzo seolo di comunismo: dalle vergini suicide a san Nicola in fuga dai turchi

Varna (Bulgaria), 100 km la separano da Vama Veche, al confine sud della Romania con la Bulgaria, uno dei confini storicamente più indefiniti d’Europa.

Oggi, la strada, che da Varna costeggia il Mar Nero, è un susseguirsi di hotel e resort, per almeno 40 km verso nord.

È il tratto di spiaggia chiamato Golden Sands, per le lunghe strisce di sabbia dorata e fine che separano il mare da una ricca vegetazione costiera.

Ne approfittano i turisti locali della media borghesia bulgara, ma anche ucraini e turchi che non possono permettersi (per il momento) una delle tante coste azzurre, smeraldo o dorate del Mediterraneo.

Questione di tempo, perché man mano che la strada risale verso la Romania si moltiplicano i golf club e gli esclusivi resort dove per entrare devi mostrare il passaporto.

Niente di imperdibile.

La prima sosta dopo Varna è a Balcik, distretto  di Dobric, 23 mila anime che abitano un antico insediamento famoso per il suo giardino botanico realizzato dagli svizzeri 100 anni fa. Ma soprattutto per il “Palazzo” della Regina Maria, moglie di Ferdinando I di Romania. Bellissima donna di origini russe e inglesi dalle grandi capacità diplomatiche (partecipò per la Romania alla firma del Trattato di Versailles). Una residenza che la sovrana aveva scelto per trascorrervi molto del suo tempo dopo la complicata successione seguita alla morte del marito.

Balcik apparteneva in quel tempo al Regno di Romania, che l’aveva conquistata con la Guerra dei Balcani nel 1913. E è tornata ad essere bulgara solo nel 1940 col trattato di Craiova a riprova della frequente “mobilità” dei confini nazionali europei a cavallo tra le due guerre dello scorso secolo.

Verso il confine rumeno la strada si allontana dalla costa per attraversare l’interno della Dobrugia meridionale, storica regione dei Balcani (la parte rumena è la Dobrugia settentrionale). Per poi rituffarsi dopo un lungo rettilineo ancora verso il mare.

Siamo a Capo  Kaliakra, che in greco significa “bel promontorio”, una lingua di terra lunga 2 km, con alte scogliere a picco sul mare.

Ma l’origine del nome è probabile sia dovuta ad una delle due leggende nate da queste parti.

Secondo la prima, Kaliakra sarebbe il nome di una delle 40 vergini rapite dai turchi e condotte prigioniere in una delle tante grotte del posto. Kaliakra era la più bella e coraggiosa. La giovane, che non voleva finire i suoi giorni in un harem, convinse le altre a darsi alla fuga saltando a mare da una scogliera alta 70 metri.

Risoluta e scaltra le slegò e le condusse sulla scogliera. Per evitare ripensamenti, costrinse l’un l’altra a legarsi per i capelli.

E saltarono nel mare di Varna

All’alba del giorno dopo, 40 donne intrecciate per i capelli e vestite di bianco, apparvero ai turcomanni ancora intontiti dal banchetto della sera prima che, intimoriti, se la diedero a gambe. C’è ancora un obelisco chiamato “La porta delle 40 fanciulle” che commemora il coraggio delle giovani vergini.

L’altra leggenda narra invece di San  Nicola, un Santo veneratissimo nella Europa Orientale, che tra i tanti doni aveva anche quello dell’ubiquità.

Da queste parti, Nicolò di Myra, cercando di sfuggire  ai Turchi che volevano fargli la pelle, si ritrovò a correre a perdifiato verso il mare.

Insegna la storia che in passato, quando incontravi un turcomanno, vergine o Santo che tu fossi, ti conveniva scappare.

E lui così fece, e più correva e più Nostro Signore, per aiutarlo nella fuga, continuava ad estendere la terra sotto i suoi piedi. Creando quella striscia rocciosa che è oggi il promontorio di Kaliakra.

Ognuno ovviamente può credere alla leggenda che preferisce

Escluderei per forza di cose la screditata versione che fosse San Nicola a correre dietro alle vergini (o viceversa) attraverso quella striscia di terra e di roccia a picco sul mare poi chiamata Kaliakra. Le due leggende sono allo stesso modo credibili.

Sono storie che nascono laddove si mescolano genti e culture. Che, sulle sponde del Mar Nero, gli Slavi della Bulgaria, i Latini della Romania e i Musulmani della Turchia, conoscono molto bene.