Wesolowski, processo in Vaticano blinda competenza: mossa astuta oltre immagine

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 25 settembre 2014 11:34 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2014 13:14
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Jozef Wesolowski, l’ex nunzio arrestato per pedofilia in Vaticano

L’arresto dell’ex nunzio apostolico a Santo Domingo  Jozef Wesolowski, ai domiciliari con le accuse di abusi sessuali su minori e possesso di materiale pedopornografico, dal punto di vista mediatico segna certamente un punto a favore delle Autorità del Vaticano impegnate nella offensiva contro il fenomeno della pedofilia all’interno della Chiesa.
Tuttavia, a ben vedere, dal punto di vista giuridico,  la misura cautelare applicata al monsignore ed il conseguente esercizio della Giurisdizione Vaticana su fatti commessi all’estero da un proprio cittadino, si risolve de facto con la negazione della giurisdizione di almeno altri 2 Stati che in base al loro diritto interno avevano la potestà di punire quel reato e cioè Santo Domingo e Polonia.
I primi si sono dovuti arrendere di fronte alla immunità diplomatica di cui godeva il vescovo, i polacchi invece che pure potevano perseguire il reato commesso dal loro cittadino all’estero (l’alto prelato gode di doppia cittadinanza), hanno preferito non forzare la mano al Vaticano limitandosi a chiedere informazioni non vincolanti per lo Stato di Città del Vaticano.
A seguito del processo canonico, diverso da quello penale, monsignor Wesolowski è stato condannato, seppure solo in primo grado, alla riduzione allo stato laicale.
Ne consegue la perdita della immunità diplomatica ed anche il rischio di perdita della cittadinanza vaticana, cosa che evidentemente lo esporrebbe ad una richiesta di estradizione dall’esito a questo punto, molto probabilmente, favorevole allo Stato richiedente.
Insomma, se l’ex Nunzio apostolico non fosse ora detenuto ai domiciliari in una residenza vaticana in attesa di giudizio, ci sarebbero buone possibilità che il processo finisca con l’attenderlo in qualche meno confortevole galera dei Caraibi o in quelle gelide della Polonia , e ciò non appena il giudizio canonico che ha statuito sulla perdita dello status precedente diviene definitivo.
Insomma, l’esercizio dell’azione penale, comporta l’obbligo di un giudizio da parte del tribunale vaticano.
Una sentenza definitiva di condanna, comporta il divieto del ne bis in idem.
In conclusione, ad una futura richiesta di estradizione verso Santo Domingo o Polonia, non sarebbero pochi gli argomenti spendibili ,dallo stato estradante o dal condannato, per opporsi alla consegna.
Ed allora ci chiediamo, non è che qualche tempo in un residence con vista sugli spettacolari giardini del Vaticano servono ad evitare una lunga permanenza ai Caraibi ma ben lontani dalle sue spiagge bianche e dal suo mare cristallino?