25 aprile di coronavirus. Mattarella e Papa Francesco: non sarà come prima

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 25 Aprile 2020 21:59 | Ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2020 21:59
25 aprile di coronavirus. Mattarella e Papa Francesco: non sarà come prima

25 aprile di coronavirus. Mattarella e Papa Francesco: non sarà come prima

Coronavirus e 25 aprile.

Guardo il presidente Mattarella salire solitario i gradoni dell’Altare della Patria.

La festa del 25 Aprile 2020 resterà nella memoria degli italiani perché non è una celebrazione rituale.

Il Capo dello Stato italiano si muove lentamente come se contasse i passi.

È l’immagine della nostra solitudine intima, in questa quarantena che non finisce.

Con un salto di immagine rivedo Papa Francesco il Venerdì Santo, una maschera di dolore nella piazza San Pietro desolata.

I gesti muti dei due uomini hanno molto in comune.

Nel sacro del Papa c’è la civiltà del Cristianesimo.

Nel laico del Presidente c’è il sacro della sofferenza.

Il silenzio non nasconde lo smarrimento di preghiere mute che raccontano la paura e la speranza.

Due grandi vecchi ci ricordano perché la vita vale la pena di essere vissuta.

E come i valori dell’umano si compensino nelle differenze.

Il loro silenzio è più eloquente delle parole talvolta superflue, talvolta abusate.

Mattarella ci richiama a guardare al grande mondo con fiducia, in tempi di fatue discussioni egoistiche e paesane.

Francesco non parla solo ai cristiani.

Il Cristianesimo è la religione millenaria di mondi senza steccati.

Il deserto che circonda piazza San Pietro e l’Altare della Patria suggerisce un’unità fortemente simbolica.

Il Coronavirus è il deserto che può entrare dentro di noi.

Favorito dall’egoismo coatto della quarantena.

Magari torneremo ad essere come prima.

Ma non potremo sottrarci alla consapevolezza che siamo tutti sulla stessa barca.

E’ il messaggio di Francesco e di Mattarella, di piazza San Pietro e dell’Altare della Patria, nei giorni delle nostre angosce.