Beppe Grillo copia i fucili di Umberto Bossi: alla Lega non portarono fortuna

di Antonio Del Giudice
Pubblicato il 11 Luglio 2013 12:11 | Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2013 12:11
Beppe Grillo copia i fucili di Umberto Bossi: alla Lega non portarono fortuna

Beppe Grillo: lasci stare il modello Bossi

Fra Umberto Bossi, ormai alla frutta, e il Beppe Grillo, nuovo Sol dell’Avvenire già un po’ appannato è in atto un ideale passaggio di consegne.

Umberto Bossi, il vecchio Senatùr che inventò la Lega Nord, ogni tanto minacciava milioni di fucili pronti per la secessione padana. Beppe Grillo, l’anziano comico genovese avverte il Quirinale che, senza il Movimento 5 Stelle, il popolo sarebbe in piazza a sparare. Bossi e Grillo, i due ultimi “rivoluzionari” d’Italia, gli unici a pensare che i loro concittadini non vedano l’ora di salire sulle barricate. In realtà Bossi è finito come ognun vede, e Grillo è alle prese con la conta degli scontrini, uniti alla fiera protesta di giacche e cravatte in Parlamento.

Il vecchio protoleghista lombardo ebbe a suo tempo buon gioco, grazie a Mani pulite e alla crisi che cominciava ad intaccare la stabilità dell’economia del Nord. Ma vent’anni di governo con Silvio Berlusconi hanno lasciato Bossi e i suoi con un pugno di mosche in mano, nonostante la conquista delle tre regioni più ricche del Paese (Lombardia, Piemonte e Veneto).

Oggi la Lega, guidata da Roberto Maroni, langue, lacerata e “bombardata” da scandali e scandaletti al suo interno. Langue e non lascia alcuna eredità “rivoluzionaria”, essendo la sua politica annegata nello stesso sistema degli odiati partiti della Prima Repubblica (vedi le quote latte). Altro che fucili.

Beppe Grillo non rischia, almeno finora, di morire di scandali e scandaletti, ma certo rischia di non dare nessuna risposta ai problemi del Paese, con la sua politica folkloristica di scontrini e di cravatte slacciate. Il M5S ha avuto il suo momento d’oro all’inizio della legislatura, quando poteva impedire la nascita del governo Pd-Pdl, accettando le proposte di Pierluigi Bersani. Ma Beppe Grillo e il suo guru Gianroberto Casaleggio hanno pensato di erodere il sistema fino alla conquista della maggioranza assoluta in Parlamento. Roba da dilettanti della politica che non sanno in quale Paese vivono.

Ora, Bossi è roba per i musei del folklore, ma Grillo ha ancora un ruolo e dovrà pur scegliere da che parte stare, visto che la maggioranza assoluta se la può scordare. Che fa il M5S davanti all'”Aventino” del Pdl, stretto a coorte attorno al Berlusconi “perseguitato dalla giustizia”? Il leader ha chiesto al presidente Napolitano di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. Come al solito, ha sparato alto per farsi sentire, ma sa bene che la soluzione non è quella giusta.

Il governo di Enrico Letta, bene o male, sta cercando di mettere una pezza ai mille buchi italiani, nonostante Daniela Santanché e  Renato Brunetta. Certo, si può votare a ottobre, non è proibito. Ma questa volta Beppe Grillo dovrà dire che cosa vuol fare dopo le elezioni, esclusa l’ipotesi che il suo Movimento conquisti i numeri per governare da solo. Cioè deve fare politica, magari turandosi un pochino il naso.

La storia dei fucili, alla fine, non ha portato bene a Bossi, anche se ci ha campato alla grande vent’anni per sé e per i suoi cari. Non porterà bene neanche a Grillo. Ché, se davvero il popolo si armasse (cosa assai poco probabile), non si salverebbe neanche il comico genovese, con i suoi Suv e con la sua vita da Pascià.